Un pesante pestaggio consumatosi nel pomeriggio di ieri all’interno del carcere romano di Rebibbia ha travolto Valter Lavitola, arrestato lo scorso 10 agosto con la grave accusa di essere il mandante dell’attentato dinamitardo perpetrato lo scorso ottobre ai danni di Sigfrido Ranucci, storico conduttore della trasmissione “Report”: l’ex editore dell’ “Avanti” è stato immediatamente soccorso dalla polizia penitenziaria e sottoposto ad accertamenti sanitari che hanno escluso complicazioni vitali, con fonti interne alla struttura che assicurano come «non corre pericolo» e confermano la possibilità di un colloquio già nella giornata odierna con il suo legale Arturo Cola, mentre la Procura ha aperto un formale fascicolo d’inchiesta per fare piena luce sugli autori e sulle dinamiche della spedizione punitiva.
Mentre in Viale Mazzini si lavora alacremente per garantire la ripartenza di “Report” nel mese di novembre nel rispetto del palinsesto originario, le indagini sul fronte investigativo registrano una svolta tecnica decisiva coordinata dalla Direzione Distrettuale Antimafia: una squadra specializzata di periti informatici affiancherà i carabinieri del Nucleo Investigativo per analizzare la memoria dell’iPhone di ultima generazione sequestrato all’indagato, nell’intento di colmare gli ampi vuoti temporali riscontrati nelle conversazioni telematiche intercorse negli anni tra l’imprenditore e il giornalista, lacune che secondo quanto riportato da “Il Fatto Quotidiano” sarebbero l’effetto di una sistematica eliminazione dei dati attuata da Lavitola in concomitanza con il fermo dei quattro esecutori materiali dell’attacco, eseguito il 30 giugno scorso.
Il pubblico ministero Edoardo De Santis mira a ricostruire la reale matrice del gesto criminale superando la versione difensiva fornita dal faccendiere, il quale ha provato a ridimensionare la propria posizione sostenendo la tesi di una bizzarra azione «altruista» mirata unicamente a far aumentare il livello di scorta a tutela dell’amico cronista: un’ipotesi ritenuta del tutto priva di fondamento dagli inquirenti, i quali concentrano le proprie attenzioni su piste differenti che spaziano dalla volontà di lanciare una carriera politica per il conduttore avvalendosi dello stesso Lavitola quale “spin doctor”, fino al progetto ambizioso di condurre il format d’inchiesta al di fuori delle reti pubbliche mediante una produzione esterna sul modello di quelle guidate da Michele Santoro, valutando al contempo eventuali “interferenze” che potrebbero aver pesato sulla successiva decisione aziendale di rimuovere Ranucci dalla guida della redazione.
Sul versante procedurale resta fissata per la giornata del 7 settembre l’udienza dinanzi al Tribunale del Riesame per discutere l’istanza di scarcerazione presentata dalla difesa: lo studio legale ha tentato una contromossa eccezionale chiedendo la nullità della misura cautelare disposta dal gip a causa dello sforamento dei termini di fissazione dell’udienza, eccezione che è stata tuttavia rigettata congiuntamente da magistrati e giudici, spingendo gli avvocati Arturo Cola e Sergio Cola ad annuinviare un’immediata battaglia legale: «Riproporremo la questione all’udienza del Riesame e in caso di rigetto andremo fino in Cassazione».
