Home » L’Edicola per l’Italia » In Italia la classe media è sempre più fragile: la pressione fiscale continua a salire

In Italia la classe media è sempre più fragile: la pressione fiscale continua a salire

Gronchi: «Famiglie e imprese hanno pagato circa 77 mld in più rispetto a quanto avrebbero versato se la tassazione fosse rimasta ferma al 2021»

In Italia la classe media è sempre più fragile: la pressione fiscale continua a salire
Una famiglia accompagna a la figlia nel primo giorno di scuola (Foto ANSA – Ciro Fusco)

«Anche larghe parti della classe media sono ormai fragili. I benefici fiscali della prossima manovra devono arrivare anche a queste famiglie. Dobbiamo ridare peso, vitalità e solidità a una classe media che rischia progressivamente di essere assorbita verso il basso», avverte il presidente di Confesercenti, Nico Gronchi, che sulla base di dati, delle stime dell’associazione, lancia l’allarme per un autunno che si presenta «incerto», «in bilico». E per la «vulnerabilità permanente» della nostra economia esposta da quattro anni a fattori esterni come le tensioni internazionali.

«Secondo le nostre stime, considerando il solo effetto degli shock energetici sull’inflazione, dal 2022 a oggi l’economia ha perso circa 46 miliardi di potere d’acquisto, oltre 30 miliardi di consumi e quasi 52 miliardi di Pil reale». E parallelamente «la pressione fiscale ha continuato a salire. Famiglie e imprese hanno pagato circa 77 miliardi di euro di imposte in più rispetto a quanto avrebbero versato se la pressione fiscale fosse rimasta ferma al 2021».

Le famiglie, la classe media? «Stimiamo che tra il 2005 e il 2025 il reddito reale medio da lavoro per occupato è diminuito di 4.400 euro annui, con una perdita particolarmente forte per gli autonomi»: la proposta alla politica è di «detassare fino a 1.000 euro le tredicesime e di rafforzare gli sgravi per il lavoro autonomo. L’obiettivo deve essere aumentare il reddito disponibile di famiglie e lavoratori e, così, sostenere anche consumi e crescita». Confesercenti accoglie «con favore» misure come lo stop al bollo auto, «segnale di quanto il fisco pesi sulla vita quotidiana e di quanto sia urgente alleggerirlo», ma bisogna «proseguire su questa strada, riducendo la pressione fiscale su tutto il lavoro, dipendente e autonomo».

Anche per le imprese di Confesercenti l’emergenza più stringente è ancora il caro-energia: «Colpisce il terziario due volte, nei costi diretti e nei mancati consumi. Stimiamo che i rincari di elettricità, gas e carburanti possano cancellare quest’anno 6,6 miliardi di euro di crescita della spesa delle famiglie, con un’inflazione che rischia di toccare il 4%».

«Ridurre la vulnerabilità per gli aumenti di prezzo degli energetici è il primo passo per tutelare l’economia reale, cioè le imprese che producono reddito, occupazione e gettito nei territori», avverte ancora Gronchi: «Queste imprese sono oggi sotto forte pressione. «Basta guardare al commercio al dettaglio: tra il 2019 e il 2025, secondo le nostre elaborazioni, le imprese sono diminuite di oltre 111mila unità, circa 50 al giorno. Perdiamo capacità economica, lavoro e una parte della base fiscale. Negozi, pubblici esercizi e servizi alla persona versano ogni anno, secondo le nostre stime, oltre 8 miliardi di euro tra imposte locali e Irpef».

Oggi, «il primo banco di prova sono le bollette. Ad ogni livello, per le imprese, l’allarme costi dell’energia è una priorità assoluta». Non mancano altre sfide: «Con la conclusione del Pnrr e i tassi in rialzo dobbiamo stimolare gli investimenti privati rendendo più facile l’accesso al credito, anche attraverso il Fondo Centrale di Garanzia e i Confidi». Servono investimenti anche per «la rivoluzione dell’Ai che è pronta a entrare anche nelle attività più piccole. Accanto a regole che la rendano più democratica e sicura, ci vogliono strumenti e competenze perché anche una piccola impresa possa trarne vantaggio. Serve una ‘Impresa 5.0’ che porti digitale e intelligenza artificiale nelle pmi».