Il ciclone Harry ha colpito duramente Sicilia, Calabria e Sardegna provocando danni ingentissimi, oltre un miliardo di euro, e trasformando profondamente interi tratti di costa. La Protezione civile parla di un evento eccezionale, in alcuni casi “secolare”. In Calabria si sono registrati fino a 570 millimetri di pioggia in 48 ore e onde superiori ai 9 metri, con venti fino a 110 km/h: una vera e propria “muraglia d’acqua” che ha devastato le coste ioniche. A Catanzaro Lido strade allagate e auto finite in mare; oltre 300 gli interventi dei vigili del fuoco in un solo giorno.
In Sicilia la prima stima dei danni ammonta a 740 milioni di euro. Particolarmente colpiti il Messinese, il Catanese, il Siracusano e il Ragusano, con lungomari cancellati, infrastrutture distrutte, binari ferroviari sospesi nel vuoto e pesanti ripercussioni sull’agricoltura, soprattutto nella piana di Catania. La Regione ha dichiarato lo stato di calamità e stanziato i primi 70 milioni, mentre restano ancora sospese diverse linee ferroviarie. In molti comuni, come Santa Teresa di Riva, si lavora al ripristino di acqua ed elettricità con il supporto dell’Esercito.
In Sardegna le mareggiate hanno devastato il litorale, in particolare il Poetto di Cagliari, con danni stimati dalla presidente Alessandra Todde in «centinaia di milioni di euro», anche a beni culturali e ambientali. A Nora l’acqua ha danneggiato il sito archeologico, mentre a Domus de Maria il mare ha riportato alla luce tombe e reperti di epoca fenicia, ora messi in sicurezza.
Il capo della Protezione civile Fabio Ciciliano ha sottolineato la necessità di consentire ai sindaci di spendere subito fondi per le urgenze senza timori contabili. Anci Sicilia chiede di superare la logica emergenziale e avviare una fase strategica di ricostruzione e riprogrammazione, capace di affrontare non solo i danni materiali ma anche le ferite profonde inflitte alle comunità colpite.