Pressione fiscale in aumento e capacità di risparmio delle famiglie in netto affanno: sono i dati salienti resi noti dall’Istat in merito al secondo trimestre del 2026. Nei tre mesi presi in esame, il carico fiscale ha raggiunto quota 43,5% del PIL, registrando un incremento di 0,5 punti percentuali rispetto al medesimo periodo del 2025.
Sul fronte del bilancio familiare, il reddito disponibile delle famiglie consumatrici ha evidenziato un moderato aumento dello 0,4% su base congiunturale rispetto al trimestre precedente. Un’espansione del tutto insufficiente a tenere il passo delle uscite, con la spesa per consumi cresciuta dell’1,7%. La forbice tra entrate e spese ha costretto le famiglie ad attingere ai propri accantonamenti, determinando una brusca flessione della propensione al risparmio, scesa al 6,7% con un calo di 1,2 punti percentuali nel confronto con il trimestre antecedente.
A gravare sul quadro complessivo interviene il capitolo inflattivo: l’Istat rileva un incremento dell’1,4% per il deflatore implicito dei consumi, una dinamica che ha eroso la capacità finanziaria reale dei cittadini inducendo una diminuzione dello 0,9% del potere d’acquisto delle famiglie rispetto al primo trimestre.
