Torna la possibilità di un taglio del canone Rai, anche se si tratta di una mera facoltà concessa al governo. Dopo i tentativi precedenti, non andati a buon fine, di ritoccare al ribasso la tassa con cui si finanzia la tv pubblica, la maggioranza torna ad occuparsi dell’argomento in un emendamento alla riforma della Rai, in discussione al Senato, presentato dai relatori Claudio Fazzone e Roberto Rosso, entrambi di Forza Italia. Questa volta si ritiene che le risorse possono provenire sia dal canone che da altre forme di finanziamento e che, in caso di decurtazione del canone, è necessario comunque prevedere una compensazione da stabilire in quel momento.
La misura, che dovrebbe essere votata oggi in Commissione al Senato, potrebbe risultare però indigesta anche tra le fila dei partiti di governo e, secondo esponenti dell’opposizione, sarebbe in contrasto con il Media Freedom Act, che all’articolo 5 prevede per i servizi pubblici «risorse finanziarie adeguate, sostenibili e prevedibili». Per questo nell’emendamento si consiglia di garantire questi requisiti: «L’eventuale variazione negativa del canone di abbonamento è condizionata al reperimento di altre corrispondenti forme compensative di finanziamento pubblico da riconoscere alla società concessionaria».
La Lega, da sempre favorevole al taglio del canone, plaude al provvedimento. «Prendiamo atto con soddisfazione che anche Forza Italia è finalmente salita sul Carroccio nella battaglia per il taglio del canone – dicono i parlamentari in Vigilanza -. La riduzione del canone deve essere reale, concreta e sostenibile, attraverso una maggiore efficienza della Rai». Di tutt’altro parere l’ex presidente della bicamerale, Barbara Floridia, secondo cui si tratta di «un trucco», perché «i soldi continueremo a metterli comunque noi». La senatrice M5s chiede alla maggioranza di sostenere la proposta del movimento per l’abolizione del canone e l’obbligo di legare le risorse da destinare alla Rai al contratto di concessione, che dura 10 anni. “Si rischia così di rendere il finanziamento della Rai più esposto alla discrezionalità politica e alle esigenze contingenti della finanza pubblica», avvertono i tre consiglieri di amministrazione Rai Alessandro di Majo, Davide Di Pietro, Roberto Natale.
Da circa un anno la riforma è all’esame della commissione ed è andata avanti a singhiozzo tra le proteste dell’opposizione che chiedeva di accelerare l’intervento per adeguarsi al Media Freedom Act. L’iter si intreccia con le sorti della Commissione di Vigilanza, dalla quale si sono dimessi sia i membri di maggioranza che di opposizione.
Il presidente del Senato, Ignazio La Russa, ha promesso che presto nominerà autonomamente i nuovi componenti, se i gruppi non faranno un passo avanti. Difficilmente, però, senza un accordo tra gli schieramenti, si riavvierà il funzionamento della bicamerale, a cui spetta tra l’altro il compito di dare parere vincolante a maggioranza dei due terzi al presidente della Rai. La maggioranza vorrebbe arrivare, secondo le indiscrezioni, all’approvazione definitiva della riforma alla Camera entro fine anno, in modo tale da rinnovare il cda Rai, in scadenza la prossima primavera, entro la fine della legislatura. Per compiere questo disegno serve, però, una bicamerale funzionante, a meno di non voler rischiare di andare avanti ancora una volta con un presidente facente funzioni.
