Momenti di altissima tensione a Genova, dove i lavoratori dell’ex Ilva di Cornigliano hanno occupato la zona imbarcaggi dell’aeroporto Cristoforo Colombo. La clamorosa protesta è scattata in seguito alla notizia della richiesta di una nuova cassa integrazione da parte dell’azienda. «Ci mettono nelle condizioni di forzare e forzeremo, tanto per essere molto chiaro. Perché in questo paese se le questioni non esplodono non si arriva a capo di nulla», ha tuonato Armando Palombo della Fiom, aprendo l’assemblea dei metalmeccanici e denunciando lo strappo dei commissari, accusati di aver inviato una PEC a mezzanotte dopo aver garantito tutt’altro sulla continuità produttiva.
La protesta si è fatta subito incandescente: i manifestanti, dopo aver inizialmente lasciato un corridoio aperto per consentire ai passeggeri di raggiungere i gate, hanno successivamente bloccato anche quello passaggio, sedendosi a terra e percuotendo il pavimento con i caschi tra gli applausi e i cori dei lavoratori. «Resteremo qui finché questo governo non ci dà una risposta», ha ribadito Palombo, chiedendo un intervento chiaro da parte dell’esecutivo. Nel terminal si sono registrati brevi momenti di tensione tra i manifestanti e le persone in attesa di accedere ai banchi del check-in, mentre sul posto è comparso anche uno striscione di solidarietà dei dipendenti di Ericsson – che affrontano a loro volta l’annuncio di 131 licenziamenti – a sostegno della vertenza metalmeccanica.
Sulla stessa linea d’onda si sono attestati gli altri sindacati. Nicola Appice della Fim Cisl ha posto l’accento sulla delicatezza della vertenza complessiva e sull’imminente pronuncia della Cassazione per Taranto, ricordando che i tre giorni di presidio sotto la prefettura sembravano aver garantito una fornitura temporanea di 35 mila tonnellate di coils per evitare la fermata dello stabilimento ligure, poi rimessa in discussione dalla nuova cassa integrazione che rischia di bloccare interi reparti e l’intera lavorazione rimasta. A chiudere gli interventi dal palco è stato Fabio Ceraudo dell’Usb, che ha ribadito la necessità imprescindibile di difendere il presidio industriale di Genova.
