Un’incredibile storia di coraggio, freddezza e spiccato senso del dovere arriva dalle corsie dell’ospedale di Abu Dhabi, dove si trova attualmente ricoverato in condizioni stabili il comandante indiano Smit Machchhar: l’aviatore alla guida di un velivolo di linea della compagnia Flydubai ha ripercorso i momenti drammatici dell’aggressione subita ad alta quota nel corso di una toccante videochiamata avuta direttamente con il primo ministro Narendra Modi. Il pilota ha raccontato a cuore aperto i dettagli di una vicenda che avrebbe potuto trasformarsi in una tragedia dai contorni spaventosi: «Avevo riportato numerose ferite, ma mi sono detto che dovevo alzarmi e agire: quando sono caduto, ho sentito l’aereo precipitare e in quel momento ho trovato la forza di aprire la porta della cabina».
La straordinaria determinazione dell’aviatore si è rivelata il fattore decisivo per sventare una strage nei cieli e contrastare l’attacco sferrato dal suo stesso copilota: «Stavo lottando per la mia vita, ma mi sono reso conto che se non avessi mostrato coraggio, 170 passeggeri sarebbero morti». Il comandante, parlando dal letto di degenza con la testa fasciata e i tubicini al naso nelle dichiarazioni riportate dal quotidiano “Ynet” e dalla “Bbc”, ha voluto sottolineare anche il lavoro di squadra e l’altruismo dei presenti a bordo: «Altri sono intervenuti e hanno svolto un ruolo nel controllo della situazione: io lottavo per la mia vita, ma allo stesso tempo sapevo che non avrei permesso che altri morissero».
Il condottiero indiano, inizialmente trasferito d’urgenza presso la struttura sanitaria di Tabuk in Arabia Saudita prima del definitivo passaggio negli Emirati Arabi Uniti, ha incassato l’omaggio commosso del primo ministro: il capo del governo di Nuova Delhi ha infatti rivolto parole di profonda stima al capitano, evidenziando come «il suo coraggio, la sua pazienza e la sua prontezza nel prendere decisioni hanno salvato la vita a moltissime persone» e ricordando come l’intero Paese sia orgoglioso del suo gesto d’eroismo.
