SEZIONI
SEZIONI
Bari
Sfoglia il giornale di oggiAbbonati

Decreto sicurezza, la maggioranza costretta alla corsa contro il tempo: le opposizioni annunciano ostruzionismo

Si è fermata ieri, per accelerare oggi, la marcia del decreto sicurezza al Senato. La maggioranza accetta il rinvio, preteso dalle opposizioni perché mancano i pareri della commissione Bilancio sugli emendamenti. Il centrosinistra ne approfitta, non fa sconti e ripropone in Aula i circa 1000 emendamenti che hanno fiaccato il provvedimento finora. Tutti da votare,…
l'edicola

Si è fermata ieri, per accelerare oggi, la marcia del decreto sicurezza al Senato. La maggioranza accetta il rinvio, preteso dalle opposizioni perché mancano i pareri della commissione Bilancio sugli emendamenti. Il centrosinistra ne approfitta, non fa sconti e ripropone in Aula i circa 1000 emendamenti che hanno fiaccato il provvedimento finora. Tutti da votare, da stamattina, a oltranza.

E senza «accordi né passi indietro», rivendicano. Ma stavolta a pesare di più sono le correzioni che il centrodestra deve fare: una trentina. Modifiche che automaticamente escludono il voto di fiducia, che invece avrebbe aiutato ad arrivare più facilmente alla conversione. La deadline è il 25 aprile e in mezzo c’è il secondo round alla Camera. A Montecitorio la commissione Affari costituzionali è pronta a riunirsi nel weekend – assicura il centrodestra – per blindare poi il testo con la fiducia e approvarlo a inizio settimana. Il traguardo, insomma, non è impossibile ma toccherà correre.

Nel frattempo al Senato Pd, M5s, Avs e Iv gongolano e sperano in altri inciampi. È «un pessimo decreto», ripetono in coro. E Francesco Boccia del Pd ammette: «Siccome è incompatibile con la festa del 25 Aprile, se non si converte è meglio». È più in affanno del previsto l’iter del terzo decreto sicurezza del governo. Sbandierato dalla coalizione per fermare le violenze tra adolescenti e mettere paletti a cortei e manifestazioni con «daspo», il fermo preventivo e tutele legali agli agenti, il decreto sembra essersi incartato. Complice il muro alzato dalle opposizioni contro un provvedimento bollato come liberticida.

Per Avs, la maggioranza si è messa «in difficoltà da sola», avendo scelto di introdurre norme penali con un decreto anziché un disegno di legge e cioè «senza l’orologio che sta scadendo come ora». Da qui la mole di emendamenti proposti nella commissione Affari costituzionali, che hanno impedito di arrivare in aula con il mandato al relatore. Poco male si sarebbe detto in altre occasioni, ma stavolta è il centrodestra a voler fare qualche ritocco. Ad esempio per cambiare il divieto di porto dei coltelli: il testo originario rischia di colpire anche chi si ritrova fuori casa con un coltello o lame appuntite anche se li usa, ad esempio, per la pesca o per raccogliere funghi.

Da qui la deroga escludendo dal reato le lame sotto i 5 centimetri, per cui non serve giustificarsi. In ogni caso la giornata al Senato inizia in salita con le opposizioni in versione ostruzionistica. Ma la tensione esplode quando la presidente della commissione Vigilanza Rai, Barbara Floridia, tira in ballo la riforma Rai – inizialmente prevista in aula in questi giorni – e il richiamo del presidente Mattarella contro il blocco della commissione. Licia Ronzulli, che sta presiedendo l’aula, bacchetta la senatrice perché il tema «non è sull’ordine dei lavori», lo ripete più volte e poi minaccia di disattivarle il microfono. Volano accuse alla vicepresidente del Senato (già contestata per la sua regia dell’aula, e di recente in uno scontro frontale con Matteo Renzi) finché l’aula non si sospende per un po’. L’incidente si risolve con la solidarietà del presidente Ignazio La Russa («Ronzulli ha condotto correttamente i lavori») e del resto della maggioranza, e la difesa della senatrice azzurra («Ho applicato il regolamento con responsabilità»).

Successivamente si è passati alla discussione fino al primo rinvio giustificato dall’attesa dei pareri. Nel pomeriggio lo stop si è prolungato finché, dopo una riunione informale dei capigruppo, non è arrivata la resa temporanea della maggioranza. Il presidente dei meloniani Lucio Malan incassa il rinvio e garantisce che da domani si lavorerà a oltranza ma esclude un altro rinvio. «Altrimenti non si può lavorare in modo adeguato», ammette.

CORRELATI

Italia, Politica","include_children":"true"}],"signature":"c4abad1ced9830efc16d8fa3827ba39e","user_id":1,"time":1730895210,"useQueryEditor":true,"post_type":"post","post__in":[493539,496089,495973],"paged":1}" data-page="1" data-max-pages="1" data-start="1" data-end="3">

Lascia un commento

Bentornato,
accedi al tuo account

Registrati

Tutte le news di Puglia e Basilicata a portata di click!