Un nuovo terremoto giudiziario scuote i palazzi della politica e della pubblica amministrazione della Sicilia: la Procura di Palermo ha avanzato al giudice per le indagini preliminari formale richiesta di arresto nei confronti dell’avvocato Gaetano Armao, già vicepresidente e assessore della Regione Sicilia. I magistrati dell’ufficio inquirente, coordinati dal procuratore Maurizio de Lucia, ipotizzano a carico del noto legale e politico il reato di corruzione nell’ambito di una complessa indagine che vede coinvolte complessivamente nove persone: tra i destinatari delle istanze di misura cautelare avanzate dalla magistratura figurano anche l’avvocato Pierluigi Matta e diversi imprenditori del territorio.
L’attività investigativa, culminata nella notifica contestuale dell’invito a comparire davanti al gip per l’interrogatorio di garanzia preventivo come sancito dalle più recenti riforme normative che precedono la decisione del giudice sulle misure restrittive, ha visto l’esecuzione di una serie di perquisizioni tra gli uffici regionali e i locali nella disponibilità degli indagati. I controlli dei militari hanno interessato direttamente l’abitazione e le sedi degli studi professionali di Palermo e Roma riconducibili ad Armao: le operazioni si sono svolte con la presenza necessaria di un magistrato e previa comunicazione ufficiale al consiglio dell’Ordine degli avvocati, vista la qualifica professionale dell’inquisito.
La figura dell’ex esponente di governo, che fino allo scorso agosto ha ricoperto il ruolo di presidente della Commissione tecnica specialistica per le autorizzazioni ambientali della Regione ed è coniugato con l’ex capo di Gabinetto del Ministero della Giustizia Giusi Bartolozzi, finisce così al centro di un reticolo di accertamenti mirati a chiarire la natura dei rapporti con la pubblica amministrazione e il presunto scambio di favori: un passaggio delicato che attende ora l’esito dei confronti dinanzi al tribunale del capoluogo siciliano.
