È entrata in vigore da qualche giorno la nuova direttiva di Bruxelles che ha l’obiettivo di armonizzare il quadro giuridico a livello continentale. Vengono introdotte, infatti, regole moderne e comuni per prevenire, individuare e sanzionare più efficacemente la corruzione nell’Unione. La finalità dei legislatori, come si legge nel testo, è quella di «proteggere la fiducia pubblica, le istituzioni democratiche e lo Stato di diritto, oltre a sostenere la competitività nell’intera Ue».
Un’emergenza datata dal fatto che il costo stimato della corruzione all’interno del continente, secondo gli studi più accreditati sul tema, si aggira intorno ai 990 miliardi di euro all’anno. E questo nonostante la presenza di Paesi virtuosi come Danimarca, Svezia, Finlandia. All’opposto quelli che registrano i livelli più alti di corruzione e un minore rispetto degli standard di trasparenza (spesso a causa di lacune nel finanziamento dei partiti politici o nelle attività di lobbying) si concentrano maggiormente nell’Europa Centro-Orientale e meridionale.
Nuove norme
Le nuove norme stabiliscono un quadro più coerente a livello europeo, armonizzando la definizione dei reati di corruzione negli Stati membri tra cui corruzione attiva e passiva, appropriazione indebita, traffico di influenze, esercizio illecito di funzioni pubbliche, ostruzione della giustizia e arricchimento legato alla corruzione. Puntano a tutelare le aziende virtuose, imponendo sanzioni severe, interdizioni e confische dei proventi illeciti anche nei confronti delle imprese che ottengono vantaggi sleali.
Gli strumenti
Da Parigi a Berlino, passando per Roma, i reati chiave saranno ora trattati in maniera uniforme. A livello operativo, le autorità giudiziarie e investigative disporranno di strumenti rafforzati per cooperare nei casi transfrontalieri, superando le barriere burocratiche che in passato hanno rallentato le indagini più complesse. La direttiva fissa, inoltre, norme minime sulle sanzioni penali per persone fisiche e giuridiche. I trasgressori rischiano pene detentive massime comprese tra 3 e 5 anni. Per quanto riguarda invece la responsabilità d’impresa, le aziende sono soggette ad ammende dal 3% al 5% del loro fatturato totale, oppure da 24 a 40 milioni di euro. Per garantire che la giustizia possa essere effettivamente applicata, le nuove norme introducono requisiti minimi sui termini di prescrizione, in modo da assicurare tempo sufficiente per indagare e perseguire i reati.
La strategia UE
La direttiva fa parte di un’agenda anticorruzione più ampia, insieme alla strategia anticorruzione dell’Ue, per la quale una consultazione pubblica e una call for evidence sono aperte fino al 6 luglio. Gli Stati membri devono inoltre garantire che le forze dell’ordine e le procure dispongano di strumenti investigativi adeguati e rafforzare le misure preventive, anche attraverso strategie nazionali anticorruzione dedicate. «La corruzione mina le nostre democrazie e la sicurezza delle nostre società. Queste nuove norme sono una parte fondamentale del nostro impegno a difendere lo Stato di diritto.
Insieme alla prossima strategia anticorruzione dell’Ue, inviano un messaggio chiaro: questa Commissione agirà con decisione contro chi tradisce la fiducia pubblica», ha dichiarato Henna Virkkunen, vicepresidente esecutiva per la Sovranità tecnologica, la Sicurezza e la Democrazia.
La direttiva, entrata ufficialmente in vigore il 31 maggio 2026, concede agli Stati membri 24 mesi (fino a maggio 2028) per recepirla e adeguare i propri ordinamenti. È previsto invece un termine di 36 mesi per l’attuazione delle disposizioni relative alle strategie nazionali e alla valutazione dei rischi.
