Si è trasformata in un durissimo scontro politico l’audizione dell’ex premier Giuseppe Conte davanti alla commissione d’inchiesta sul Covid, organismo da lui subito definito come un vero e proprio «plotone d’esecuzione». Nel corso della seduta, durata oltre cinque ore, il leader del M5S ha ribaltato la posizione difensiva sfoderando una mossa inattesa: l’annuncio di aver consegnato alla Procura di Roma un fascicolo giuntogli in forma anonima contenente un verbale del 2022 inerente alla fornitura di mascherine della società Jc Electronics. Conte ha contestato l’accordo con cui la Presidenza del Consiglio ed il Ministero della Salute hanno chiuso la vertenza riconoscendo circa 100 milioni di euro all’azienda, rincarando la dose contro la deputata di FdI Alice Buonguerrieri: «Come si fa a dare 100 milioni a Jc Electronics prima del giudizio cautelare? Non avete trovato sei milioni per le mammografie».
All’uscita da Palazzo San Macuto, Conte ha sferrato un affondo diretto contro Giorgia Meloni, indicandola come la «regista di questi attacchi» e sfidandola ad un confronto politico aperto senza ricorrere a «trucchetti e mezzucci». Immediata la replica della premier, che ha respinto le accuse ribadendo la natura dell’organismo parlamentare: «Il lavoro della commissione Covid non è un processo a una persona, ma un dovere verso una nazione che ha pagato un prezzo altissimo. La verità non è un attacco politico, è un diritto degli italiani». Sulla questione delle mascherine è intervenuta anche la Jc Electronics di Dario Bianchi, precisando che il documento citato non rappresenta alcuna novità in quanto già valutato dalla magistratura ed evidenziando come la conformità dei dispositivi sia stata attestata da Inail e Agenzia delle Dogane, prima di invitare l’ex premier a rinunciare all’immunità parlamentare.
Durante la sua relazione, Conte ha rivendicato l’operato del proprio governo spiegando che lo stato d’emergenza era «necessario» e difendendo lo strumento dei Dpcm: «Potete scavare quanto volete. Non troverete mai nulla di illecito». Rispondendo agli interventi dei deputati di Fratelli d’Italia Galeazzo Bignami e Francesco Filini ed incassando il sostegno dell’ex ministro Roberto Speranza e del Pd, il leader pentastellato ha rimarcato come la campagna vaccinale sotto la sua gestione fosse improntata alla libertà di scelta, attribuendo a Mario Draghi la successiva introduzione dell’obbligo e respingendo ogni accusa di ammiccamento al mondo no-vax. I lavori dell’organismo parlamentare riprenderanno con la seconda fase dell’audizione fissata per lunedì 14 settembre.
