Drammatici dettagli ed estremi sviluppi medico-legali arricchiscono il quadro della fallita esecuzione capitale di Christa Pike, la cinquantenne detenuta da tre decenni nel braccio della morte in Tennessee per un brutale omicidio commesso quando aveva diciotto anni in concorso con il fidanzato dell’epoca: la donna è sopravvissuta alla somministrazione accelerata di due flebo a base di pentobarbital ed è attualmente ricoverata in condizioni gravissime per salvarle la vita. Il legale Randy Spivey ha denunciato in conferenza stampa una vera e propria tortura di Stato durante la procedura, ricostruendo i momenti in cui la condannata continuava a respirare con affanno, a sbandare con le palpebre e a lamentarsi disperatamente con il proprio consigliere spirituale per i terribili bruciori alle braccia, prima che le tendine della camera della morte venissero chiuse ai giornalisti presenti.
L’episodio ha scatenato una bufera politica in piena campagna elettorale per le midterm, spingendo l’Alto Commissario ONU per i Diritti Umani Volker Turk a chiedere l’immediata e definitiva sospensione della procedura giudiziaria a carico della donna e ricordando che «la sofferenza prolungata, fisica e mentale è abominevole». Di fronte al disastro organizzativo, il governatore repubblicano del Tennessee Bill Lee, che pure nei giorni precedenti aveva respinto le istanze di clemenza, ha dovuto disporre la sospensione temporanea delle successive esecuzioni in programma nello Stato per esaminare i protocolli del pentobarbital, mentre la candidata democratica alla guida dello Stato Jerri Green ha chiesto una moratoria generale. Sul fronte opposto, la senatrice trumpiana Marsha Blackburn e l’ex collaboratore della Corte Suprema John Yoo hanno invece rilanciato la linea dura: l’ex funzionario è intervenuto sulle frequenze di Fox News chiedendo apertamente che la condannata venga portata «di fronte a un plotone di esecuzione» e riaprendo il dibattito sull’impiego della sedia elettrica per le condanne capitali.
