Ha dell’incredibile e miracoloso e sembra un film di fantascienza, ma è successo per davvero: Christa Pike, la donna nel braccio della morte del Tennessee, ha ripreso conoscenza e ha iniziato a parlare in ospedale, a sei giorni dal fallito tentativo di metterla a morte. A renderlo noto sono stati i suoi avvocati, che hanno definito questo sviluppo «senza precedenti».
Pike, 50 anni, era stata ricoverata la sera del 30 settembre dopo il flop dell’esecuzione nella camera della morte del carcere di massima sicurezza Riverbend di Nashville, dove era stata sottoposta a due dosi di pentobarbital senza che il farmaco riuscisse a ucciderla. Secondo i legali, la donna resta tuttora ammanettata e incatenata alle caviglie, pur avendo subito gravi lesioni alle braccia a causa delle flebo che avrebbero dovuto ucciderla.
La donna era stata condannata a morte per l’omicidio della coetanea Colleen Slemmer, compagna di studi uccisa nel 1995, quando Pike aveva 18 anni. Il complice e allora fidanzato, Tadaryl Shipp, che all’epoca dei fatti ne aveva 17, ha ricevuto una condanna all’ergastolo con possibilità di sconti di pena.
La prognosi resta al momento poco chiara. Lo hanno spiegato gli avvocati Randy Spivey e Kelly Gleason: «Come minimo dobbiamo aspettarci tempi lunghi per la ripresa». I legali hanno aggiunto: «Siamo incredibilmente grati al team medico dell’ospedale che ha curato Christa in modo eccezionale».
Il caso ha avuto ripercussioni politiche immediate: il governatore del Tennessee, Bill Lee, ha sospeso le esecuzioni rimaste in programma per l’anno e ha aperto un’indagine sull’accaduto. È la seconda esecuzione andata storta nello Stato nel 2026, dopo quella di Tony Carruthers lo scorso maggio, bloccata quando il personale medico non era riuscito a inserire una seconda linea endovenosa.
