La Procura di Torino ha chiesto l’archiviazione per l’inchiesta sul “caso Rear“, il procedimento giudiziario avviato nel 2023 che vedeva indagati, tra gli altri, il deputato del Partito democratico Mauro Laus, l’assessore comunale Mimmo Carretta e la presidente del Consiglio comunale del capoluogo piemontese, Maria Grazia Grippo.
Il caso aveva sollevato un enorme clamore politico e mediatico attorno alla storica cooperativa torinese attiva nei settori della vigilanza e dei multiservizi. L’ipotesi iniziale degli inquirenti era che la Rear costituisse un presunto sistema di potere politico e familiare.
Le accuse originarie formulate dalla Procura si concentravano sui reati di infedeltà patrimoniale e malversazione di erogazioni pubbliche.
Sotto la lente d’ingrandimento della Guardia di finanza erano finite la gestione dei fondi della cooperativa tra il 2020 e il 2021, l’uso apparentemente privatistico di alcuni immobili aziendali (appartamenti e box auto situati a Torino, Roma e Riva del Garda) e l’impiego di un finanziamento Covid da tre milioni di euro garantito dallo Stato tramite Sace.
Nel registro degli indagati, oltre agli esponenti politici del Pd, erano iscritti il presidente della cooperativa Antonio Munafò, la vicepresidente Valeria Cardone, la cognata di Laus, Maria Cardone, e i due figli del deputato, Giuseppe e Vittorio.
Gli accertamenti si erano focalizzati anche su una serie di stipendi erogati dalla Rear. I magistrati contestavano il fatto che Carretta e Grippo risultassero dipendenti della cooperativa mentre svolgevano i propri mandati istituzionali, e che i figli di Laus percepissero una retribuzione pur frequentando l’università. Un impianto accusatorio che, tuttavia, alla prova dei fatti si è rivelato privo di solidità.
Già in seguito alla notifica dell’avviso di conclusione delle indagini, il difensore di Laus, l’avvocato Maurizio Riverditi, aveva evidenziato la fragilità delle contestazioni, precisando come i profili esaminati non avessero alcun legame con l’attività politica degli indagati o con gli appalti della cooperativa.
Lo stesso parlamentare aveva commentato la vicenda con una dichiarazione affidata ai social: «C’è sempre un dopo che, prima o poi, ci spiega il prima». La richiesta di archiviazione presentata ora dalla Procura sembra confermare la tesi della difesa, segnando la parola fine su un’indagine durata quasi due anni.
