Ventiquattr’ore in più contro una crisi che non aspetta. Nel controesodo che presenta il conto agli automobilisti, il governo allunga solo fino a mercoledì 26 lo sconto sul diesel. Il ministro Giorgetti firma il decreto sulle accise mobili e mette sul piatto 20,8 milioni di extra-gettito Iva.
L’attacco
Un rinvio, del taglio di 17 centesimi alla pompa, che non basta alla Schlein. «Le misure-tampone non bastano più», attacca la leader dem che, nel giorno del record alla guida del Pd, alza la posta nella sfida alla Meloni, chiedendo al governo di «tassare subito gli extra-profitti delle società energetiche». E di farlo senza aspettare Bruxelles, passando «dalle parole ai fatti», applicando già in Italia la linea appena sottoscritta con Germania, Austria, Spagna, Portogallo e Polonia per tassare i maxi-guadagni delle major. Una richiesta che tocca anche un nervo scoperto della maggioranza, dove restano sensibilità diverse sul livello d’intervento. I rincari si leggono sui tabelloni.
Secondo i dati del ministero delle Imprese, il diesel ha sfondato anche la soglia psicologica dei 2,2 euro, arrivando a una media di 2,203 euro al litro. E la benzina non è da meno, viaggiando a 2,087 euro. Una stangata che pesa di più nel week-end del grande rientro, con l’Osservatorio mobilità stradale dell’Anas che stima oltre 24 milioni di spostamenti. Il decreto legge approvato il 4 agosto fissava lo stop del taglio delle accise sul gasolio al 24 agosto, poi era arrivato l’annuncio della proroga fino al 25. Ora lo sconto si allunga di un altro giorno. Servono «subito misure di sostegno per le famiglie e le imprese più fragili», e «una vera strategia per ridurre strutturalmente i costi dell’energia», rilancia Schlein, tornando anche a presidiare il terreno sociale nel duello con Giuseppe Conte sulla leadership del campo largo. In casa 5 Stelle il terreno degli extra-profitti è presidiato da tempo e solo pochi giorni fa Conte era tornato a chiedere un consiglio dei ministri urgente sul caro-energia. Sulla stessa trincea Avs, dove Bonelli rivendica una battaglia sostenuta «da sempre» dai rossoverdi e rilancia con una bolletta sociale per il ceto medio e più rinnovabili. Il conto presentato dal co-leader ecologista è salato: sarebbero 80 i miliardi di profitti accumulati dalle major energetiche in 4 anni.
Le mosse
Il pressing del centrosinistra arriva mentre il governo prova a intestarsi la partita a Bruxelles, rilanciando la tassa europea sugli extra-profitti – circoscritta alle compagnie petrolifere – e imbarcando anche Varsavia nel fronte già aperto ad aprile. Con Berlino, Vienna, Madrid, Lisbona e Varsavia, Roma propone di ripartire dalla tassa del 2022, ma con maglie più strette: dentro anche gli utili incassati all’estero dalle multinazionali e regole comuni per non creare squilibri nel mercato unico. Il fronte chiede a Palazzo Berlaymont di rendere noti «al più presto» i risultati dell’indagine sulle raffinerie.
