Per non rischiare, lo ha detto proprio: «Vorrei togliermi qualche sassolino dalla scarpa». La segretaria del Pd Elly Schlein ne aveva diversi. E dopo essersene liberata, durante la relazione alla direzione del partito li ha scagliati uno a uno sugli alleati. La pietra più grossa è arrivata addosso al presidente del M5S Giuseppe Conte: «Il programma si scrive con tutta l’alleanza – ha avvertito Schlein – sapendo bene che bisogna essere inclusivi, ma che non è che uno vale uno in quella discussione», perché «siamo saldamente il primo partito dell’opposizione» visto che gli elettori «ci hanno consegnato il doppio dei voti delle altre forze».
La replica di Conte
La risposta di Conte è stata una sfida: contiamoci nei gazebo. Per scegliere il leader della coalizione, ha detto, «credo a questo punto che la strada sia ben chiara, non ci sono alternative, sarà la strada delle primarie». Ma ha garantito: le «affronterò con spirito unitario, non consentirò che diventino un duello rusticano tra leader». Ma un po’ già lo è. Eppure, malgrado abbia mostrato i muscoli con Conte, Schlein non è stata premiata dalla corrente di minoranza, da sempre insofferente all’alleato M5S. Al momento di esprimersi sulla relazione, i riformisti non hanno partecipato al voto. «Ci sono punti che abbiamo posto e devono essere ancora chiariti», ha fatto sapere il leader dell’area, Lorenzo Guerini. Da tutti gli altri, invece, è arrivato un «sì» unanime.
La giornata
Malgrado l’ammassarsi di scontri e contese fra Pd e M5s (e anche Avs), la cronaca ha avuto modo di sforare anche verso il centro. Registrando l’ufficiale discesa in campo dell’ex capo della polizia Franco Gabrielli con il partito Più Uno di Ernesto Maria Ruffini: «Lo faccio senza chiedere ruoli o garanzie – ha spiegato Gabrielli al Corriere della Sera – prima viene il progetto, poi il resto». Si fa presto a dire progetto. Per quello del campo progressista, Schlein ha detto chiaramente al M5s come si sentono loro del Pd: «Generosi sì, ingenui no». Però Conte insiste sullo stop alle armi all’Ucraina, allude al federatore, preme per il tavolo di programma e le primarie. Schlein ha concesso: il Pd, forte «del ruolo di prima forza di opposizione», vuole andare «incontro agli altri». Però «mettendo alcuni paletti chiari». Per esempio: «Noi siamo pronti» al tavolo di programma, però le primarie non sono indispensabili, perché «che guidi il partito che prende un voto in più non è egemonia, è democrazia». Se poi «c’è chi non riconosce questo principio democratico faremo le primarie, le faremo e le vinceremo». E poi, sul tasto dolente dell’Ucraina. «Troveremo una sintesi alta», ha detto Schlein, ma «abbiamo sempre sostenuto e continueremo a sostenere il popolo ucraino».
In una giornata di muro contro muro, Conte non poteva lasciarla passare. E allora ha cercato di ributtare addosso a Schlein il sassolino: «Per me uno vale uno significa che contano i cittadini, che per la stragrande maggioranza, il 60 e 70%, dice basta a queste escalation militare a suon di armi». Questa storia dell’uno che non vale uno non è piaciuta nemmeno ad Avs: «Nel confronto delle idee non può esserci la forza dei numeri – ha detto Angelo Bonelli – è un ragionamento che mi fa salire una profonda preoccupazione».
