«Non avrei mai dovuto incontrare Epstein». È la frase con cui Bill Gates ha sintetizzato davanti alla Commissione di vigilanza della Camera dei Rappresentanti degli Stati Uniti la propria posizione sul caso che ruota attorno al finanziere Jeffrey Epstein. Il fondatore di Microsoft è stato ascoltato oggi a Capitol Hill in un’audizione a porte chiuse nell’ambito dell’inchiesta parlamentare sulle relazioni e le frequentazioni dell’uomo d’affari poi accusato di gravi reati sessuali.
Nel corso della testimonianza, Gates ha ammesso che, alla luce delle informazioni oggi disponibili, la sua decisione di incontrare Epstein non sarebbe stata opportuna, anche se quei contatti erano legati – secondo la sua versione – a possibili donazioni promesse alla Bill & Melinda Gates Foundation. «Questo non avrebbe comunque giustificato l’associazione con lui», ha dichiarato. Il miliardario ha però ribadito con fermezza di non aver mai assistito a comportamenti criminali da parte di Epstein né di aver avuto alcun elemento che potesse far sospettare attività illecite. Ha inoltre precisato di non essere mai stato nella sua isola privata, nel ranch o nella residenza in Florida.
Prima di entrare in aula, Gates aveva espresso l’auspicio che la sua testimonianza potesse contribuire a fare chiarezza e a rendere giustizia alle vittime. La sua audizione era stata richiesta dal presidente della Commissione di sorveglianza, il deputato repubblicano James Comer, dopo che il nome del miliardario era comparso più volte nei documenti resi pubblici dal Dipartimento di Giustizia.
