Una app per l’euro digitale pubblica e accessibile a tutti accanto alle app delle banche, come vorrebbe la Bce. Oppure un accesso – solo tramite le app delle banche, associata al brand degli istituti di credito e al conto bancario, come chiedono gli istituti di credito rivendicando il fatto di essere loro a distribuire la moneta digitale. Su questo terreno è in atto un nuovo confronto fra l’Eurosistema e gli istituti di credito, come riferisce all’ANSA una fonte vicina al dossier, dopo che le banche avevano dato battaglia all’Europarlamento, perdendola, sulla versione offline dell’euro digitale che consentirà pagamenti in tutto equivalenti al contante.
Il tema «sarà terreno di confronto al trilogo» Parlamento-Consiglio-Commissione Ue che terrà la sua prima riunione il 10 settembre, dice la fonte sottolineando che le banche centrali, pur non partecipando al tavolo sulla futura legislazione dell’euro digitale, fornisce supporto tecnico.
La Bce con le altre banche centrali ha sempre puntato sull’accessibilità della moneta digitale il cui lancio è previsto nel 2029. In una nota a fine luglio, Francoforte aveva pubblicato una nota sottolineando che il design della app «andrà oltre i requisiti di accessibilità dello European Accessibility Act», puntando anche su giovani, anziani con poca dimestichezza col digitale, disabili. «Come i contanti – aveva spiegato il capo della task force e componente del board Bce Piero Cipollone – l’euro digitale sarà un bene pubblico e, nell’era digitale, ogni europeo dovrebbe essere in grado di accedervi alle stesse condizioni».
Per la Bce, e le banche centrali dell’Eurosistema, è un principio fondamentale: vogliono che l’euro digitale – che come i contanti rappresenta un attivo direttamente verso la banca centrale – sia accessibile anche a chi non ha un conto corrente. Per gli anziani che non hanno un conto, il dover avere necessariamente un’app commerciale della banca rappresenterebbe un disincentivo ad avere euro digitali. E poi c’è il design dell’app orientato alla semplicità d’uso, e alla accessibilità anche ai non vedenti o non udenti.
Le banche commerciali puntano su una sorta di accesso esclusivo e promettono battaglia, dalle informazioni raccolte dall’ANSA. Vorrebbero la distribuzione solo tramite app commerciali, che di fatto darebbe loro il controllo sulle modalità di un servizio che, per la Bce, è invece un bene pubblico. Ma che, agli occhi del sistema bancario, pone in qualche il rischio che la moneta digitale finisca per lasciarle fuori. Proprio per ovviare al rischio di un deflusso di depositi dal conto corrente verso il conto in euro digitale, del resto, la legislazione cui lavora il trilogo porrà un ‘holding limit’, un tetto massimo alla giacenza che si può avere in euro digitali.
Si era parlato di un’ipotesi di 3.000 euro, le banche puntano a un livello inferiore, e proprio questo sarà uno degli altri nodi da sciogliere nel trilogo. Assieme al ‘compensation model’ ossia la remunerazione che le banche potranno richiedere essendo, di fatto, il principale distributore de nuovo contante. La Bce, qui, punta a un uso del tutto gratuito per le funzioni-base dell’euro digitale, contando sul fatto che gli istituti di credito potranno guadagnare dal progetto: si troveranno a poter offrire dall’oggi al domani pagamenti digitali su scala pan-europea senza più dover passare dalle carte di credito. E su quei ‘binarì pubblici di pagamento potranno offrire prodotti privati ai clienti.
