«Il quadro geopolitico globale si fa sempre più complesso e drammatico». Nel suo intervento davanti alla platea delle Nazioni Unite, il ministro degli Esteri Antonio Tajani ha aperto il proprio discorso ponendo l’accento sul vertiginoso aumento dei conflitti nel mondo, passati dai 56 dello scorso anno ai 61 attuali: «È la nuda verità dei numeri», ha constatato il titolare della Farnesina. Citando il monito di Papa Leone XIV, il vicepresidente del Consiglio ha invitato la comunità internazionale a non cedere al rischio dell’assuefazione nei confronti delle tragedie belliche: «Non dobbiamo abituarci alla guerra. Perché ci si abitua prima alle parole, poi alle immagini, infine alle vittime. E quando la guerra diventa un’abitudine, la pace rischia di apparire un miraggio».
Sulla scorta di questo richiamo alla responsabilità collettiva, Antonio Tajani ha scandito la posizione ufficiale dell’Italia, ponendo l’accento sulla centralità del diritto e della diplomazia come unici strumenti di risoluzione delle controversie: «Contro la legge del più forte, scegliamo la forza della legge. Contro la politica della forza, scegliamo la forza della politica. Questo è il messaggio che l’Italia porta oggi alle Nazioni Unite». Il ministro ha quindi delineato il ruolo chiave della diplomazia italiana, intesa come una missione volta a «costruire ponti, aprire strade, tenere vivo il dialogo anche quando sembra impossibile».
Nel prosieguo della relazione, il capo della diplomazia italiana ha collegato le diverse crisi internazionali – dall’Ucraina al Medio Oriente, passando per il Sudan e il Sahel – definendole come fronti interconnessi di un unico stravolgimento dell’ordine globale nato nel secondo dopoguerra: «Ogni corsa ha bisogno di un traguardo. E il nostro compito non può essere quello di assistere passivamente alla frammentazione del mondo; deve essere quello di costruire un nuovo quadro di regole, responsabilità e cooperazione capace di governare il cambiamento».
Focalizzandosi sulla collocazione internazionale dell’Italia, il ministro ha ribadito la fermezza dei valori democratici europei ed atlantici, precisando che «dialogare non è segno di debolezza, e non significa essere neutrali». Antonio Tajani ha quindi evidenziato le direttive strategiche dell’azione italiana in Africa attraverso il Piano Mattei, operativo in 18 Paesi, precisando che l’iniziativa si basa su un principio chiaro: «Non decidere per l’Africa, ma decidere con l’Africa. Non è assistenza calata dall’alto, ma partenariati tra pari nell’agricoltura e nell’energia, nella formazione, nelle infrastrutture, nel settore farmaceutico».
Passando ai principali teatri di crisi, Antonio Tajani ha riconfermato il pieno sostegno all’Ucraina e la ferma condanna dell’aggressione russa, esprimendo forte preoccupazione per le minacce ibride e manifestando solidarietà alla Germania per l’attacco all’aeroporto di Lipsia: «Continueremo a sostenere l’Ucraina per tutto il tempo che sarà necessario, ma lavoriamo per una pace giusta e perché la Russia, in prospettiva, possa tornare a essere un interlocutore e non una minaccia per l’Europa». Riguardo al Medio Oriente, la posizione resta ancorata alla soluzione «due popoli, due Stati», con l’invito a consolidare la tregua a Gaza e a procedere con il disarmo di Hamas, sottolineando altresì l’impegno italiano in Libano, dove Roma continua a ospitare i cicli negoziali.
Ampio spazio è stato infine dedicato al tema della rivoluzione tecnologica e alla regolamentazione dell’intelligenza artificiale, citando la recente enciclica Magnifica Humanitas: «Nessun algoritmo può decidere al posto di una coscienza. E ogni tecnologia capace di colpire senza vedere il volto dell’altro abbassa la soglia morale del conflitto». Antonio Tajani ha concluso ribadendo la necessità di una riforma profonda del Consiglio di Sicurezza dell’ONU, affinché diventi più rappresentativo e snello, oltre a confermare le battaglie storiche dell’Italia per la moratoria universale della pena di morte e il contrasto alle mutilazioni genitali femminili: «La pace non è un’eredità acquisita una volta per tutte. È una responsabilità quotidiana. Va difesa con fermezza. Va costruita con pazienza. Va perseguita senza arrendersi mai».
