La Corte d’appello di Ancona ha confermato la nullità del testamento olografo di un anziano di Fermo, deceduto nel 2017, mettendo fine a una complessa battaglia ereditaria. L’uomo, affetto da un grave decadimento cognitivo aggravato da ischemia e metastasi cerebrali, nell’agosto 2016 aveva apparentemente redatto un documento in cui escludeva il figlio per lasciare l’intero patrimonio alla sua badante. Una disposizione definita singolare dai giudici, poiché la donna era stata assunta solo un mese prima e licenziata pochi giorni dopo.
I legittimi eredi dell’anziano (succeduti al figlio, deceduto nel 2019) avevano impugnato l’atto in primo grado davanti al Tribunale di Fermo, ottenendone l’annullamento. La badante aveva proposto appello contestando la perizia grafologica del processo penale — che la vede imputata per falso — poiché contrastava con un primo accertamento del Pm a lei favorevole.
La Corte d’appello ha però rigettato il ricorso, ritenendo inattaccabile la perizia svolta in sede di incidente probatorio. L’esame al microscopio ha rivelato tremori, disomogeneità e ritocchi riconducibili a una “mano guidata”. I giudici hanno applicato l’orientamento della Cassazione secondo cui, se un terzo interviene alterando l’impulso grafico del testatore, viene meno il requisito dell’autografia necessario per la validità del testamento olografo.
Per la legge, il gesto della scrittura deve essere certo per prevenire abusi e circonvenzioni. Con la conferma della sentenza, viene aperta la successione legittima: la badante perde ogni diritto sul patrimonio e dovrà pagare oltre 7.000 euro di spese processuali.
