Uno e otto ottobre. Sono queste le date che, almeno sulla carta, sono da segnare sul calendario per la legge elettorale. Sono queste, infarti, le giornate nelle quali in base all’attuale organizzazione dei lavori, l’Aula della Camera si dovrebbe esprimere uno scrutinio segreto sulla riforma.
Nel primo caso sulle pregiudiziali di costituzionalità delle opposizioni e nel secondo sul voto finale. Nella maggioranza, al momento, si respira ottimismo sullo stress test di Montecitorio. Ma la premier torna a ribadire che un passo falso, visto che verrà messa la fiducia, comporterebbe come conseguenza una «presa d’atto» da parte del governo.
Una fiducia, ma in realtà, forse fino a 4 se si dovranno votare tutti gli articoli modificati al Senato, o forse, secondo quanto il governo starebbe valutando, solo un paio, in particolare sul nodo delle preferenze. Il tutto in un complesso meccanismo di voto che, nei calcoli del centrodestra, dovrebbe portare al via libera finale sul testo l’8 ottobre.
Le opposizioni, intanto, preparano la loro battaglia: un «muro», ribadisce la leader Dem Elly Schlein per fermare questa «riforma pessima». E sono 63, secondo quanto riferito, gli emendamenti depositati in commissione Affari Costituzionali alla Camera, tutti di opposizione. Una quarantina quelli unitari del centrosinistra che vanno dalle preferenze “pure” alla parità di genere alle firme.
Le proposte di modifica sono firmate dai capigruppo del campo largo in commissione, Simona Bonafè (Pd), Alfonso Colucci (M5s) e Filiberto Zaratti (Avs) oltre che dal segretario di +Europa Riccardo Magi e dalla capogruppo Iv Maria Elena Boschi (che non ne ha sottoscritti alcuni su firme e pluricandidature).
Tra le proposte di modifica ne arrivano anche da Futuro Nazionale e chiede le preferenze senza capilista bloccato. «Questa legge non ci piace e non la voteremo», va all’attacco Roberto Vannacci. Nessuna sorpresa dovrebbe, però, arrivare questa settimana dai voti in commissione, dove il centrodestra gode di un’ampia maggioranza.
Gli occhi sono invece puntati su quella successiva quando, a partire dal 30 settembre dopo un nuovo mini slittamento deciso in capigruppo a causa di un ingorgo di decreti, il testo approderà in Aula a Montecitorio. Il centrosinistra per allora ripresenterà le stesse proposte di modifica depositate in commissione. E questo, sottolineano in una nota congiunta Pd-M5s-Avs-+Eu e Iv «nonostante il governo pensi alla fiducia» con una scelta che tradisce «le sue difficoltà» e divisioni.
È una riforma, vanno all’attacco con la dem Chiara Braga che nasce dal fatto che «temono di perdere le elezioni». Per M5s è una legge «disastrosa e pericolosa» che nasce solo dalla volontà di Meloni di restare al potere.
