Si è spento all’ospedale San Paolo di Milano Domenico Papalia, 81 anni, considerato uno dei boss storici della ’ndrangheta al Nord e detenuto più longevo d’Italia. Malato di tumore in stadio terminale, era stato scarcerato lo scorso 18 luglio dal Tribunale di Sorveglianza di Bologna, che gli aveva concesso i domiciliari dopo quasi mezzo secolo trascorso dietro le sbarre.
Originario di Platì, Papalia aveva legato il suo nome alla colonizzazione criminale della Lombardia, in particolare nel fortino di Buccinasco. Le porte del carcere si aprirono per lui nel 1976 dopo l’omicidio del boss Antonio D’Agostino a Roma — accusa da cui venne assolto con formula piena solo nel 2017. A mantenerlo recluso furono però le condanne per i delitti dell’avvocato Pietro Labate a Milano e dell’educatore carcerario Umberto Mormile a Carpiano.
Dichiaratosi sempre innocente, Papalia ha vissuto 49 anni in cella, intraprendendo negli anni un percorso di studi e di giustizia riparativa. Un cambiamento ricordato con profondo rispetto dall’associazione Nessuno tocchi Caino. Forti anche le parole delle sue legali, Ambra Giovene e Annarita Franchi: «Lo Stato fallisce quando perde l’obiettivo della rieducazione della pena, senza consentire prospettive. Mezzo secolo di carcere dà purtroppo la misura di quel fallimento»
