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Tensione in Medio Oriente: raid Usa e sauditi in Iraq, Trump minaccia dura risposta all’Iran

Colpite le Forze di Mobilitazione Popolare, Teheran consolida le difese con sistemi cinesi e blocca l’accordo sullo Stretto di Hormuz

Tensione in Medio Oriente: raid Usa e sauditi in Iraq, Trump minaccia dura risposta all’Iran
(foto Ansa)

L’escalation militare nel contesto mediorientale registra un netto e drammatico inasprimento: a seguito delle recenti offensive contro i propri target, il presidente statunitense Donald Trump ha annunciato in un’intervista all’emittente Fox l’intenzione di colpire duramente l’Iran, precisando come le recenti operazioni aeree condotte congiuntamente da Washington e dall’Arabia Saudita siano state deliberate in stretto coordinamento con il governo dell’Iraq. Il Centcom ha confermato la condotta di attacchi di precisione diretti contro depositi d’armi e siti logistici dell’Iraq orientale riconducibili a gruppi integrati nelle Forze di Mobilitazione Popolare e coordinati dai Pasdaran, in risposta ad oltre 30 raid con droni eseguiti nelle ultime settantadue ore. L’alleanza paramilitare irachena ha comunicato un bilancio provvisorio di almeno 20 caduti e 32 feriti in sette province, mentre fonti locali riferiscono di pesanti perdite in particolare nella provincia di Ninive.

La replica diplomatica di Teheran non si è fatta attendere: il Ministero degli Esteri iraniano ha condannato con fermezza le incursioni Usa-saudite sul territorio iracheno, definendole una violazione della sovranità nazionale e del Capitolo 10 della Convenzione delle Nazioni Unite per aver colpito anche strutture statali e punti di distribuzione per i pellegrini. Parallelamente, la televisione di Stato iraniana ha denunciato un ulteriore attacco missilistico americano nell’area di confine di Piranshahr, nella provincia dell’Azerbaigian Occidentale. Sul fronte strategico e militare, la Repubblica Islamica ha perfezionato l’acquisto dalla Cina di 400 lanciamissili antiaerei portatili per un valore compreso tra i 60 e i 70 milioni di dollari, con l’arrivo dei primi fornimenti previsto entro poche settimane per potenziare la difesa aerea a corto raggio.

La fiammata del conflitto si proietta direttamente sulle rotte marittime internazionali e sui mercati energetici: a seguito del vertice tra la Casa Bianca e il premier israeliano Benjamin Netanyahu – durante il quale è stata ribadita la fermezza contro le ambizioni nucleari iraniane – le Guardie Rivoluzionarie hanno bersagliato una base Usa in Giordania (dove le difese aeree del regno hanno intercettato cinque vettori) e colpito tre petroliere nello Stretto di Hormuz, provocando l’immediato balzo del prezzo del greggio. Teheran ha respinto la mediazione dell’Oman per una gestione e ripartizione paritaria del canale di transito, insistendo nel pretendere una posizione di controllo egemonico sulle rotte commerciali. Il quadro navale si articola con ulteriori criticità sul versante del Mar Rosso, dove il ministro dell’Informazione yemenita Moammar al-Eryani ha denunciato l’intenzione dei ribelli Houthi di imporre pedaggi arbitrari per il passaggio nello stretto di Bab al Mandeb, trasformando il corridoio marittimo in una fonte di finanziamento militare.