Decaro ha sferzato il Governo sul Frecciarossa per Taranto. Il Governo gli ha risposto per le rime. Cedendo a un ricatto – ha detto Decaro – la Regione pagherà 1,6 milioni per far arrivare il Frecciarossa Milano-Roma a Taranto.
La Regione ha sempre pagato per i servizi a mercato – gli ha risposto il Governo – quindi, nessun ricatto, semmai un dovere.
La questione resta aperta. Difficile dar torto a Decaro, che ha posto un problema di principio: un’area come quella di Taranto, che ha già pagato abbastanza per la crescita del Paese, non può essere trattata come tutte le altre. Il Governo avrebbe potuto e dovuto dare un segnale diverso.
Taranto non si può trattare «a mercato», perché per quello stesso mercato ha già pagato in termini non solo economici, ma anche umani e sociali. Il Governo, da cui dipende anche il futuro incertissimo dell’acciaieria più grande d’Europa, deve tenerne conto. E invece tratta Taranto come Potenza, con tutto il rispetto, e replica a Decaro dicendogli che se paga la Basilicata, se finora ha pagato anche Emiliano, perché la Puglia non dovrebbe continuare a pagare, per un servizio in perdita, ma necessario?
Lo volete il Frecciarossa a Taranto? Pagatevelo. È sempre stato così. Sono scelte che vengono da lontano, non è un ricatto. Ma questo Governo poteva invertire la rotta, e non lo ha fatto. Può salvare Taranto, e non lo sta facendo.
