I prezzi dei prodotti energetici sono nuovamente esplosi. Se n’è accorto, finalmente, anche il Governo. Il ministro Giorgetti ha dichiarato che sta pensando di ricorrere nuovamente al taglio delle accise, cosa che il Governo ha già fatto, prendendo buona parte dei soldi necessari dall’incremento delle entrate fiscali collegato all’aumento degli stessi prezzi, in pratica dall’Iva. Il primo intervento statale sui costi energetici prodotti dal conflitto Usa-Iran è costato 3 miliardi e adesso – ha detto Giorgetti – non ci sono più soldi. Ma, a parte che si può usare lo stesso sistema precedente, ci sono altri 7 miliardi di fondi europei destinati all’energia che si potrebbero utilizzare se solo l’Italia ponesse un quesito all’Ue sulla effettiva fattibilità.
Quei fondi dovrebbero servire a creare infrastrutture per il risparmio energetico, ma già in altre occasioni l’Europa ha concesso deroghe, perché non farlo ora? Ma il vero problema di fondo è un altro. Il taglio delle accise davvero è il metodo migliore per contrastare il caro-benzina? Nella maniera secca con cui viene applicato in Italia, finisce per favorire solo determinate categorie di cittadini. Chi ha una Ferrari ci guadagna, ma chi fa meno di mille km al mese non ottiene alcun beneficio. Allora, ben venga il taglio delle accise, ma che sia elastico e parametrato alle diverse esigenze di cittadini e categorie produttive.
