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Il fatto di Enzo Magistà, la scure sul trasporto pubblico locale

Il fatto di Enzo Magistà, la scure sul trasporto pubblico locale

I danni derivanti dall’autonomia differenziata voluta dalla Lega iniziano ad aumentare. Dopo la sanità è la volta dei trasporti.

Il Parlamento, com’è noto, ha sbloccato la firma degli accordi fra Governo ed alcune regioni del Nord, anche se su questo ci sono dubbi di costituzionalità che la Puglia sottoporrà all’esame della Corte Costituzionale.

Se dovessero essere formalizzati senza un quadro di riferimento generale (al momento non c’è una legge nazionale, che la Suprema Corte ha osservato, e non ci sono nemmeno i Lea) crollerebbe l’impianto dell’intero sistema sanitario, con gravi danni per le regioni meridionali. Ma all’orizzonte si profila un altro danno che interesserà il sistema del trasporto pubblico.

Il Governo, in previsione dell’applicazione della legge sull’autonomia bocciata dalla Corte Costituzionale, ha cancellato i 5 miliardi che distribuiva alle Regioni per sostenere il servizio.

Il danno per la Puglia è di 446 milioni, soldi che dal primo gennaio del prossimo anno mancheranno. Come farà la Puglia a garantire treni e bus per lavoratori, studenti e cittadini?

La risposta romana è stata: con fondi propri. L’intero servizio costa 615 milioni all’anno e la Puglia ne ha a solo 169 (gli altri 446 li ha messi finora lo Stato). Le soluzioni sono due: treni e bus se li pagheranno gli utenti. O la Regione dovrà tassare tutti i pugliesi per recuperare quei 446 milioni mancanti. Più del buco della sanità!