Un’azienda agricola di Laterza è al centro di una vicenda giudiziaria che si sta ingrossando giorno dopo giorno, a seguito della morte di un operaio indiano. La procura tarantina ha chiesto e ottenuto l’arresto del titolare e del figlio che conducono l’azienda insieme al resto della famiglia. L’azienda, posta sotto sequestro, è in balia delle onde, con 1.500 capi di bestiame da accudire, latte da mungere e produzione da garantire. Tutti si commuovono per la sorte toccata al povero indiano, che sembra avesse un contratto approssimativo e lavorasse nei campi e nelle stalle senza soluzione di continuità.
Una vita durissima, una morte da rispettare. Il lavoro abusato è un reato, ed è giusto che lo si sanzioni. Così com’è giusto che si indaghi sulla presenza di un laghetto artificiale all’interno dell’azienda, dove le mucche facevano il bagno ed i loro bisogni. Molto probabilmente, quando si saranno analizzati i fatti nella loro completezza e neutralità, si scoprirà che forse l’operaio è morto per colpa sua, e che quel laghetto forse non è nocivo, né per le persone, né per gli animali. Queste eventuali scoperte, però, arriveranno fra molti mesi, se non anni. Nel frattempo, che ne sarà di quell’azienda agricola? Nessuno se lo chiede, nemmeno la magistratura. Mentre l’indiano è diventato un martire.
