Sono passati 10 anni dalla Brexit. Il 23 giugno del 2016, la Gran Bretagna decise di uscire dall’Unione Europea, assestando un brutto colpo politico ed economico ad un’Europa che sembrò barcollare e invece seppe rimanere a galla, e adesso naviga con orgoglio e sicurezza in un mare che si gonfia continuamente di altre tempeste, dall’Ucraina a Trump, da Putin, all’Iran.
L’Inghilterra ci abbandonò, credendo di poterci lasciare naufraghi su una piccola scialuppa di salvataggio. Ma a dieci anni di distanza, la storia ha fatto giustizia ed oggi è l’Inghilterra che naufraga nell’ennesima crisi politica che coinvolge anche la sua economia.
In dieci anni, sei governi, scandali a non finire, sterlina indebolita ed oggi, un primo ministro che torna a parlare di Europa. Dieci anni sono bastati all’Inghilterra per accorgersi dell’errore. Ma sono anche bastati all’Europa per convincersi della propria forza, per dimostrare che Bruxelles è l’unica sede al mondo in grado di mediare e contrastare le superpotenze che continuano a rivaleggiare fra loro.
Non è un caso se oggi ci sono altre otto nazioni (Moldavia, Ucraina, Bosnia, Kosovo, Albania, Montenegro, Macedonia del Nord e Serbia) che chiedono di farvi parte. E non sarà nemmeno un caso se presto anche l’Inghilterra farà marcia indietro. Se accadrà, dovrà essere l’Europa ad andare coi piedi di piombo. Non potrà essere un eventuale altro referendum a cambiare le sorti della nostra storia.
