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Omicidio a Foggia, la vittima è il nipote del boss “Il primitivo”: la “Società” torna a sparare

La malavita torna ad uccidere a Foggia. Secondo la pista più verosimile seguita dalla Polizia, sarebbe maturato proprio nei contrasti interni alla «società» - com’è designata la mafia del capoluogo dauno - l’omicidio compiuto ieri alla periferia sud della città. Erano passate da poco le 12 quando, su via Cerignola, è scoppiata una sparatoria, che…
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La malavita torna ad uccidere a Foggia. Secondo la pista più verosimile seguita dalla Polizia, sarebbe maturato proprio nei contrasti interni alla «società» – com’è designata la mafia del capoluogo dauno – l’omicidio compiuto ieri alla periferia sud della città.

Erano passate da poco le 12 quando, su via Cerignola, è scoppiata una sparatoria, che ha creato panico tra i numerosi automobilisti di passaggio sulla strada che collega Foggia all’area ofantina. Qualcuno ha chiamato le forze dell’ordine e sul posto sono intervenute diverse auto di Polizia di Stato, Carabinieri e Polizia locale. Quattro persone, ferite nel conflitto a fuoco sono state trasportate agli Ospedali Riuniti di Foggia dalle ambulanze del 118, ma per uno di loro, Stefano Bruno, non c’era già più nulla da fare: i sanitari hanno solo potuto constatarne il decesso.

Secondo le prime ricostruzioni della Polizia, un uomo, incensurato, originario di Manfredonia, sarebbe arrivato in auto – una Lancia Musa – al casolare di proprietà della famiglia Bruno. Per motivi da chiarire, sarebbe nata una violenta lite, degenerata nello scontro a fuoco, nel quale, oltre a Stefano Bruno, sono rimasti feriti suo fratello Saverio, il loro padre ed anche il manfredoniano, che ha poi tentato di allontanarsi a bordo della sua auto. Quest’ultimo, però, a causa delle ferite, è riuscito a percorrere solo poche centinaia di metri verso sud, imboccando la Statale 16, poi ha dovuto fermare il veicolo a lato della strada. Lì lo hanno trovato i poliziotti, che hanno anche recuperato da terra una pistola calibro 9.

A lungo, il traffico è rimasto bloccato nei due sensi di marcia per consentire alla Polizia di svolgere i rilievi sul posto.

Oltre all’ipotesi di una «trattativa» o di un tentativo di accordo finito male, gli inquirenti vogliono verificare se si possa essere trattato di un agguato riuscito solo in parte.

I fratelli Stefano e Saverio sono nipoti di Gianfranco Bruno, soprannominato «il primitivo», uno storico affiliato al clan Moretti della malavita foggiana, a sua volta cugino di Rodolfo Bruno, il cassiere della «società», assassinato a colpi di pistola e fucile, il 15 novembre del 2018, in una stazione di servizio alla periferia di Foggia. Fu un episodio della «guerra di mafia» tra le famiglie Moretti-Pellegrino e Sinesi-Francavilla che in quegli anni insanguinava il capoluogo.

Il nuovo agguato, che giunge poco più di tre mesi dopo l’omicidio del 34enne Alessandro Moretti, nipote del boss Rocco Moretti, avvenuto il 15 gennaio scorso a Foggia, è la conferma che da mesi le fazioni opposte della malavita locale hanno intrapreso un nuovo conflitto per il controllo delle attività illecite sul territorio.

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