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Aggressione al 118 nel Foggiano: ambulanza bloccata con calci, pugni e una pistola ad Apricena

L’allerta era partita per prestare soccorso ad alcune persone rimaste ferite nel corso di una violenta rissa scoppiata all’interno di un’abitazione

Aggressione al 118 nel Foggiano: ambulanza bloccata con calci, pugni e una pistola ad Apricena

Notte di violenza e terrore per gli operatori sanitari in provincia di Foggia. Un autista e un soccorritore della postazione del 118 di Apricena sono stati vittime di una brutale aggressione e minacciati con una pistola mentre erano a bordo dell’ambulanza per rispondere a una chiamata d’emergenza.

L’episodio è avvenuto nella notte tra il 20 e il 21 agosto. L’allerta era partita per prestare soccorso ad alcune persone rimaste ferite nel corso di una violenta rissa scoppiata all’interno di un’abitazione. Durante il tragitto verso l’immobile, il mezzo di soccorso è stato sbarrato da un gruppo di persone che, con l’intento di impedire l’intervento sanitario, ha bloccato il veicolo minacciando i due operatori con un’arma da fuoco. Secondo quanto denunciato dal sindacato, l’equipaggio sarebbe stato colpito anche fisicamente con calci e pugni.

Ricevuto il segnale di pericolo lanciato tempestivamente dai sanitari a bordo, la centrale operativa del 118 ha richiesto l’intervento immediato dei carabinieri e disposto l’invio sul posto di una seconda ambulanza con a bordo autista, soccorritore e infermiere.

Scortato dalle pattuglie dell’Arma, il secondo mezzo è riuscito a raggiungere l’appartamento e a prestare le cure necessarie ai soggetti coinvolti nel diverbio, alcuni dei quali sono stati successivamente trasportati al pronto soccorso dell’ospedale “Teresa Masselli Mascia” di San Severo per la medicazione di lievi contusioni. I militari sono al lavoro per ricostruire nel dettaglio l’accaduto e identificare i responsabili dell’agguato.

Durissima la presa di posizione di Angelo Ricucci, segretario generale della Funzione Pubblica Cgil di Foggia: «Ancora una volta dei lavoratori, persone che ogni giorno si prodigano per gli altri e che tante volte sono state definite “angeli”, vengono brutalmente aggredite mentre svolgono il proprio dovere sul territorio».