In Puglia i soldi per la sanità non sono meno della media italiana. I medici e gli infermieri, invece, sì. Qualcosa non torna.
Nel 2025 la Puglia ha ricevuto 2.226 euro pro capite dal Fondo sanitario nazionale, leggermente più della media italiana di 2.218 euro. Eppure nel 2024 aveva 1,72 medici dipendenti ogni mille abitanti contro 1,84 in Italia, 4,56 infermieri contro 4,75 e complessivamente 11,1 dipendenti ogni mille abitanti contro 12,1.
È uno dei dati che emergono dal rapporto Gimbe sulla sanità italiana.
La Regione ha il diritto di chiedere più risorse al Governo, come ha fatto insieme ad altre cinque Regioni dopo l’allarme di Gimbe sui 18,8 miliardi di «tagli invisibili». Ma ha anche il dovere di spiegare ai pugliesi perché, con un finanziamento pro capite sostanzialmente in linea con quello nazionale, il personale continui a essere sotto la media.
Dietro quelle virgole ci sono reparti, turni, liste d’attesa. C’è la visita che non si riesce a prenotare, l’esame fissato troppo tardi e una domanda sempre più frequente: quanto costa farlo privatamente?
La sanità pubblica non può diventare un rimpallo di responsabilità tra Roma e Bari. Servono più risorse, certamente. Ma servono anche organizzazione, personale e capacità di utilizzare bene quelle disponibili.
Perché quando siamo seduti in una sala d’attesa, con un referto tra le mani e un po’ di paura addosso, sapere di chi sia la colpa interessa relativamente.
Vogliamo soltanto essere curati. E possibilmente in tempo.
