Buongiorno.
È una parola che ho pronunciato migliaia di volte davanti a una telecamera. Oggi la scrivo per la prima volta da direttore de L’Edicola. Per tanti anni la mia firma sono stati soprattutto il mio volto e la mia voce. Da oggi quella firma sarà anche questo giornale. E se fino a ieri mettevo la faccia sulle cose che raccontavo, da oggi la metto su un progetto, su una redazione, su un giornale che ogni mattina arriva nelle vostre mani e durante tutta la giornata vi raggiunge attraverso uno schermo.
E scelgo di cominciare da voi. Perché un giornale può avere un editore, un direttore, una redazione, delle firme, ma senza lettori è soltanto un contenitore. Esiste davvero quando qualcuno decide che vale la pena dedicargli il proprio tempo. E il tempo, oggi, è probabilmente la cosa più preziosa che possiamo chiedervi.
Non voglio fare grandi promesse. Preferisco fare domande. Soprattutto quelle scomode. Disturbare. Non ci interessa essere il megafono di nessuno, ci interessa capire. E chiederci ogni volta: che cosa cambia per le persone? Prima delle dichiarazioni, le conseguenze. Prima dei comunicati, i fatti. Prima le persone.
Vorrei un giornale capace di spiegare le grandi questioni senza parlare soltanto agli addetti ai lavori e di raccontare le persone prima ancora dei personaggi. Perché non bisogna essere famosi per avere una storia che meriti di essere raccontata. Vogliamo scoprire problemi prima che diventino emergenze, accendere una luce dove da troppo tempo nessuno guarda.
L’Edicola sarà sempre più una testata che vive tutto il giorno, sul sito e sui social, con video, interviste e dirette. E qui torno alla faccia: non ho nessuna intenzione di smettere di mettercela. Continuerò a raccontarvi i fatti, a fare domande e a dirvi come la penso. Se ancora non lo fate, seguiteci sui nostri canali social. Ci vediamo lì. Alla carta resterà un compito ancora più importante: non soltanto raccontare che cosa è successo, ma provare a spiegare perché è successo e che cosa c’è dietro. E vogliamo ascoltarvi. Scriveteci. Segnalateci quello che non funziona, raccontateci una storia, fateci una domanda. Criticateci quando pensate che lo meritiamo. Sbaglieremo anche noi. Quando accadrà, avremo il dovere di riconoscerlo, correggere e chiedere scusa.
Ed ora ci sono dei grazie. Agli editori Vito e Sebastiano Ladisa, che mi hanno affidato L’Edicola e la responsabilità di un nuovo e ambizioso polo editoriale che racconteremo passo dopo passo. Sono orgoglioso di entrare a far parte di un gruppo che dà lavoro a circa cinquemila persone in Italia. Ai direttori che mi hanno preceduto, AnnaMaria Ferretti, Ciriaco Viggiano e Lorena Saracino, che hanno contribuito alla crescita di questo giornale. A Lorena un grazie particolare per avermi accompagnato dentro questa nuova realtà e per avermi lasciato davvero un bel giornale. E grazie alla redazione che mi ha accolto: un direttore può avere tutte le idee del mondo, ma un giornale lo fa una redazione.
Vorrei stringere con voi un patto: noi proveremo a guardare oltre la superficie, a capire che cosa c’è dietro e che cosa cambia nella vita delle persone. Voi chiedetecelo. Pretendetelo. E quando penserete che non lo stiamo facendo, ditecelo.
Vorrei che ci accompagnasse un principio molto semplice: la notizia è il punto di partenza, mai quello di arrivo.
Buona giornata.
