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Il tempo delle risposte – L’EDITORIALE

Il tempo delle risposte – L’EDITORIALE
Nel fotomontaggio un trattore e un operaio dell’ex Ilva

Agricoltura e industria. Due mondi differenti. Eppure c’è un filo che unisce i trattori degli olivicoltori in piazza a Bari e le tute blu dell’ex Ilva in sciopero a Taranto. È il filo di una Puglia che lavora, produce ricchezza e oggi ha paura di perdere tutto.

Da una parte gli agricoltori che vedono le olive cadere mentre aspettano che qualcuno trovi una soluzione al furto di reddito che stanno subendo. Dall’altra migliaia di lavoratori che vedono spegnersi gli impianti mentre aspettano che qualcuno trovi una soluzione al furto di futuro che stanno subendo. Due crisi profondamente diverse, con una certezza comune: il tempo delle promesse sembra infinito, quello delle loro famiglie è agli sgoccioli.

Le responsabilità? Sarebbe troppo comodo guardare soltanto a Roma. Anche la Regione e gli amministratori locali devono spiegare cosa abbiano fatto, concretamente, per affrontare queste crisi. Non bastano comunicati, dichiarazioni indignate e accuse rivolte ad altri. A Taranto, soprattutto, la politica locale non può limitarsi a commentare una tragedia industriale, sanitaria e sociale che si consuma da quattordici anni, facendo finta che la colpa sia sempre e solo di qualcun altro.

Un segnale diverso arriva dai sindaci che hanno scelto di stare accanto agli olivicoltori, senza voltarsi dall’altra parte. Non basta, naturalmente. Ma almeno è un’assunzione di responsabilità. E di questi tempi non è poco.Oggi Bari e Taranto chiedono risposte, non altri tavoli destinati a produrre nuovi tavoli. Non supercazzole.

Servono tempi, risorse e responsabilità precise.Le olive non aspettano. E nemmeno chi deve costruirsi un futuro lontano dalle ciminiere. La politica, invece, sembra avere sempre tutto il tempo del mondo.