Della guerra in Iran, assurda e ingiustificata, non si dice che c’è un certo vincitore e un ipotetico sconfitto. Il vincitore è l’Intelligenza artificiale. L’ipotetico sconfitto è l’Europa, ma non per le ragioni che vengono comunemente citate, ma per non aver capito che ora o affronta quella sfida o è marginalizzata per sempre. È evidente che ormai l’Intelligenza artificiale è diventato lo strumento irrinunciabile di qualsiasi conflitto. Non è azzardato dire che ne potrebbero nascere alcuni giusto per testarsi reciprocamente. Sono scarsi e tutto considerato non completamente attendibili i dati che parlano di un intervento massiccio nella formazione educativa base dei bambini cinesi.
Per questa diffusione capillare gli USA contano sulle imprese private, come tradizione eccellente di quel paese, che per queste modalità è di gran lunga il migliore su scala planetaria. E l’Europa? Giorni fa circolava una specie di manifesto su quello che avrebbe dovuto essere lo sviluppo della intelligenza artificiale in Europa.
Faceva tenerezza vedere la semplicità su cui ci si sofferma sugli aspetti positivi da promuovere e quelli negativi da evitare non affrontando il vero e unico problema di base: quali sono le imprese che devono autonomamente sviluppare l’intelligenza artificiale in Europa e con quali mezzi? Qui si parla di centinaia di miliardi di euro da spendere immediatamente per non essere esclusi per sempre dalla diplomazia mondiale del sapere.
L’Europa e la «sfida sapere»
Ed è per questo che la vera grande sconfitta dalla guerra in Iran è l’Europa. Perché non sembra capace di capire che «la sfida sapere» non è una alchimia accademica intellettuale, ma è il territorio su cui si sta combattendo il confitto Cina e USA con l’India fare da terzo potenziale incomodo. L’India, che ha diritto a considerarsi la più grande democrazia planetaria, sta sviluppando un massiccio sforzo educativo per promuovere uno strumento di training della Intelligenza artificiale in tutte le scuole, ed è ovviamente motivo di soddisfazione personale sapere che il testo cui sono immeritevole coautore, viene massicciamente utilizzato per questo spettacolare processo educativo.
L’intelligenza artificiale è dunque il vero vincitore della guerra in Iran, e non averlo capito è la ragione fondamentale che fa dell’Europa la vera perdente del conflitto. Attaccata ad un benessere materiale sostenuto da strutture sociali uniche al mondo l’Europa sembra non capire quale è il vero conflitto in essere è quello della «sfida sapere». Non è più tempo di «manifesti» su ciò che è bello e ciò che dobbiamo evitare.
Le risorse necessarie per la «sfida sapere»
Il problema è chi caccia quei 7-800 miliardi necessari non per competere ma per non essere schiavizzati per sempre.
Per quel che riguarda il nostro paese, la sinistra come sempre nelle sfide tecnologiche si dichiara assente. E l’unica che potrebbe ambire ad avere un ruolo è la nostra Primo Ministro. Fa male Meloni a risentirsi del modo in cui è stata trattata da Trump, come faceva male ad esaltarsi quando veniva privilegiata. Tutti e due i fenomeni fanno parte ella stessa narrativa diplomatica che può essere definita: morte a fuoco lento dell’Europa. Ricca, benestante, dotata del più moderno sistema sociale al mondo l’Europa fa invidia a tutti. E così tutti cercano di banchettare a sue spese. I cinesi la invadono con le merci a basso prezzo. Bravi, simpatici i cinesi. Popolo di eccezionale valenza culturale. Tutti abbiamo festeggiato e continuiamo a promuovere il suo essere presente come operatore planetario, ma ci deve essere uno scambio tipo quello realizzato fra Canada e Cina. Vogliamo il multilateralismo ma non sulla pelle dell’Europa.
Altro potenziale banchettante sono gli USA che di fatto, Sanchez ha ragione, vogliono infliggere una batosta ad un sistema di welfare che loro non si sognano di avere, non perché non se lo possano permettere, ma perché la società gli piace grezza e discriminante. Gli USA chiedono quindi un netto aumento di spesa militare che di per sé se fosse indirizzata allo sviluppo sapere non sarebbe sbagliato, ma che lo è se serve a sviluppare armi che producono loro e che comunque non verranno usate per la difesa europea.
Gli errori di Trump e di Putin
La Russia, infine, cerca di banchettare anche lei sostenendo gli antieuropeisti alla Le Pen o, finché dura, alla Salvini. Putin al quale vanno riconosciuti due grandi meriti storici, aver salvato la Russia dal baratro Eltsin e nonostante le evidenti manipolazioni del caso, insistere nella pratica elettorale in un paese che non ha mai votato, ha fatto un grande errore e ne commette continuamente un altro. L’errore passato è di essere caduto nella provocazione Nato della Ucraina impegnandosi in una guerra che credeva facile da vincere perché illuso dal blitz sulla Crimea. Un po’ come Trump credeva di sbancare l’Iran perché illuso dal colpo di mano in Venezuela. Ma l’altro errore di Putin, e da un uomo certamente molto intelligente che per i motivi citati va molto apprezzato, è per me veramente strano che compia. Putin sembra non capire che la sicurezza e stabilità della Russia dipende da una forte Europa, non da schegge impazzite di denigratori della stessa. La Merkel rafforza la sicurezza della Russia, la Le Pen la destabilizza. Putin ha bisogno di una Europa solida e compatta che può essere coinvolta nell’ammodernamento delle sue strutture a cui non sono interessati né USA né Cina.
Come può salvarsi l’Europa
Dunque tutti cercano di banchettare sul benessere culturale e sociale dell’Europa. Ma il danno maggiore lo fa a sé stessa la comunità. Nel secolo in atto c’è un solo continente che si svilupperà in tutti i termini. L’Africa è la miniera planetaria di tutti i materiali necessari allo sviluppo industriale stile Manchester, per intenderci. La Cina e gli USA nel loro confronto planetario lo sanno e ciascuna elabora una propria strategia di conquista dell’Africa. Ma sono fisicamente distanti e le loro politiche non posson essere che di un neocolonialismo aggiornato. Caratteristica del colonialismo e anche del neo, è che il territorio viene sfruttato ma lo status della popolazione non sviluppato. L’Africa in sostanza la si vuole pronta a cedere i suoi tesori fossili, ma congelata nei suoi debiti e nel suo status sociale. Di fatto un delitto colonialista inaccettabile che nell’era internet non può che fallire. Qui l’Europa avrebbe una carta fantastica da giocare. Fornire alla sua classe media nascente cultura, formazione, sapere in sostanza, sviluppando le tecnologie «education» che stanno conquistando il pianeta. Creare delle partnership sapere-materie prime. Ma fare questo in partnership reale. Aprendo università, ospedali, scuole alla nascente classe media che vuole istruirsi, e farlo con sviluppi in partenariati a finanziamenti a tasso zero. Un accordo Europa Africa di «Schengen sapere» è il grande strumento per lo sviluppo di questo continente, che né la Cina, né gli USA possono fare. Aiutare l’Africa a costruire la sua Middle class è questa la grande frontiera dell’Est della cartina che viene riproposta, con un’integrazione schematica di quello che è la sintesi dei grandi giochi planetari in atto. L’Europa deve guardarsi bene dall’asserragliarsi nelle sue frontiere, perché questo significa cronaca di una morte annunciata.
Appello a Meloni
Illustre Primo Ministro, Eurafrica è la sola grande carta che ha l’Europa, e quindi l’Italia, di non essere schiacciata fra Cina e USA. Sia la leader di questo processo, che coinvolgendo l’opposizione può essere definito «Utopia Sapere Italia». Ma non è utopia per nulla perché serve a evitare la morte a fuoco lento che tutti si apprestano a sviluppare su questo continente.
