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A Trani dimissioni sul serio – L’EDITORIALE

A Trani dimissioni sul serio – L’EDITORIALE
Marco Galiano

Lo confesso: non ci credevo. Pensavo che sarebbe finita come tante altre volte. Un sindaco si dimette, si aprono trattative, incontri, telefonate, promesse di fedeltà. Poi, a pochi minuti dalla scadenza, le dimissioni vengono ritirate. E il sindaco torna al suo posto, magari più forte di prima.

Pensavo che anche Marco Galiano, sindaco di Trani, che si è dimesso a poco più di cento giorni dalla sua elezione, avrebbe seguito questo copione. Mi sbagliavo.

Stavolta è accaduto qualcosa di raro, rarissimo: un sindaco ha detto basta e ha mantenuto la parola. In verità a Trani non è la prima volta.

Nel 2006 Pinuccio Tarantini, durante il suo primo mandato, si dimise senza tornare indietro. Fu rieletto l’anno successivo.

Non sappiamo se Galiano sarebbe stato un buon sindaco. Non ne ha avuto il tempo. E non basta dimettersi per avere ragione. Governare richiede mediazione, pazienza, capacità di tenere insieme sensibilità diverse. Ma c’è una differenza tra mediare e accettare qualsiasi compromesso pur di conservare il potere. Ed è su questo confine che Galiano sostiene di essersi fermato.

C’è chi, pur di restare alla guida di un’amministrazione, è disposto a cambiare alleanze, accettare condizioni, ingoiare rospi. Tutto pur di non lasciare la poltrona. Come se governare fosse un diritto acquisito, anziché un servizio alla comunità. Galiano, invece, ha scelto di andarsene.

Non sappiamo se abbia fatto la scelta giusta per Trani. Ma una cosa gli va riconosciuta: il coraggio di rinunciare al potere. Che, di questi tempi, non è poco.