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Il Sud nel nuovo spazio del Mediterraneo europeo

La sfida nel realizzare un’area comune fondata su tre assi d’azione legati a persone e competenze, economie sostenibili e sicurezza e migrazioni

Il Sud nel nuovo spazio del Mediterraneo europeo

Per anni l’Unione europea ha guardato al Mediterraneo soprattutto attraverso due lenti: gestione delle crisi e controllo delle frontiere. Cooperazione economica, formazione e mobilità sono rimaste affidate a programmi distinti, senza comporre una strategia riconoscibile. Il Patto per il Mediterraneo del 2025 prova a cambiare impostazione. L’obiettivo è creare uno spazio comune fondato su tre assi: persone e competenze; economie integrate e sostenibili; sicurezza, preparazione e migrazioni. Per il Mezzogiorno non è una cornice astratta, anzi, è la possibilità di assumere una funzione precisa nella politica europea. Il Sud appartiene all’Unione, si affaccia sui Paesi del vicinato meridionale ed è collegato all’area balcanica interessata dall’allargamento.

Può quindi saldare tre politiche finora separate: coesione interna, cooperazione mediterranea e integrazione dei Balcani occidentali. È questo, oltre la sola geografia, il significato della sua centralità. Il Patto individua ambiti che riguardano direttamente i territori meridionali: energia pulita, economia blu, infrastrutture digitali, formazione, turismo, filiere agricole e sanitarie, prevenzione delle catastrofi. La Puglia possiede competenze e strutture utili. Brindisi unisce porto, industria, energia e collegamenti con l’altra sponda dell’Adriatico. Ma disporre di tali elementi non garantisce che il valore prodotto resti sul territorio. Il rischio, però, è quello di diventare una piattaforma passiva: un luogo attraversato da merci, cavi, energia e persone, mentre investimenti, progettazione e lavoro qualificato si concentrano altrove. Per evitarlo non basta partecipare a singoli bandi. Occorre, quindi, costruire reti, individuare priorità comuni con i partner esteri e presentare progetti capaci di proseguire oltre il finanziamento. Università, imprese, scuole, amministrazioni e categorie professionali devono lavorare su obiettivi condivisi, anziché incontrarsi solo in prossimità delle scadenze europee.

La sfida riguarda anche il modo in cui il Sud rappresenta i propri interessi. Chiedere maggiori risorse è necessario, ma non sufficiente. Serve proporre soluzioni europee a problemi comuni: sicurezza energetica, adattamento climatico, mobilità dei giovani, fabbisogni professionali, tutela del mare e connessioni tra le due sponde.

Il Mediterraneo torna tra le priorità dell’Unione mentre l’Adriatico acquista nuovo peso nel processo di allargamento. Il Mezzogiorno può essere il raccordo tra queste direttrici.

La centralità non deriva dalla carta geografica: dipende dalla capacità di partecipare alle decisioni, costruire alleanze e trasformare le politiche europee in sviluppo duraturo.