La sua voce rauca è inconfondibile, così come lo è il suo approccio da professore universitario al passo con i tempi, dinamico e coinvolgente; è uno storico e noto studioso del ventennio fascista; Giordano Bruno Guerri, classe 1950 è, tra le tante cose, dal 2008, presidente della «Fondazione Vittoriale degli Italiani», la casa museo di Gabriele D’Annunzio, a Gardone Riviera.
Incontriamo il saggista originario di Monticiano in una calda sera d’agosto, nel villaggio di Rosa Marina, sul litorale di Ostuni, in occasione della presentazione del suo ultimo lavoro di scrittura Audacia Ribellione Velocità. Vite strabilianti dei futuristi italiani (Rizzoli). Un libro di 348 pagine che affronta, anche con immagini inedite, l’esplosione del Futurismo, il movimento artistico e letterario nato in Italia nel 1909, grazie a Filippo Tommaso Marinetti.
Professore, ci spiega il perché delle tre parole «Audacia, ribellione, velocità»?
«Velocità si spiega da sola ed è una caratteristica fondamentale fin dal Manifesto del 1909 ad opera del genio rivoluzionario del fondatore Marinetti, per gli amici Effetì. In pochi anni raccolse intorno a sé alcune fra le più originali, stravaganti e nuove personalità artistiche d’Italia, d’Europa, dell’America Latina, del Giappone. Uomini e donne».
Audacia?
«I futuristi sfidavano tutte le convenzioni dell’epoca, tutte le idee comuni e quindi erano anche ribelli».
Ci fa un esempio di questa eccentricità?
«Devono molto ai futuristi, spesso inconsapevolmente, le estrose invenzioni degli hippie, la beat generation, la cultura underground. Allen Ginsberg nel 1967 dichiarò che le profezie di Marinetti si stavano avverando, alcune di loro, le più estreme e più poetiche».
Lei considera Effetì, nato ad Alessandria d’Egitto nel 1876, un fuori classe, anzi, a suo dire sembrava possedere doti divinatorie nel vedere in quel domani il nostro oggi. Dove lo si ritrova esattamente?
«Nelle impressionanti previsioni. Per citarne alcune: “L’uomo del futuro inclinerà al dinamismo della vita grazie all’elettricità e ai carburanti”. E ancora: “L’energia verrà tratta dai mari e dai venti, regolata da tastiere che vibrano sotto le dita di ingegneri seduti davanti ai quadri di distribuzione”. Poi un’altra delle sue tante visioni recita così: “L’individuo sarà naturalmente crudele, omnisciente e combattivo, preoccupato di se stesso e poco portato all’introspezione. S’infischierà inoltre della punteggiatura”. E spostando nel presente la sua previsione ci sono Instagram, YouTube, TikTok, gallerie di immagini e video brevi».
Sul tema della crudeltà dell’animo umano quale il rapporto tra futurismo e fascismo?
«Quest’ultimo sarebbe nato anche senza il futurismo. A generarlo furono gli sconvolgimenti causati dalla guerra, a permettergli di affermarsi furono gli errori della classe dirigente liberale, l’abilità politica di Mussolini e il sostegno di quelli che adesso chiamiamo “poteri forti”. I futuristi, Marinetti per primo, speravano di rendere futurista il fascismo dando largo ai giovani ma non può essere addebitata al futurismo la strumentalizzazione delle sue istanze sovversive operata dal fascismo. Riservagli questa procedura giudiziaria è fuorviante».
A proposito di equivoci, in un’intervista con Corrado Augias, lei ha ribadito con chiarezza la sua posizione rispetto al pensiero politico di estrema destra. È così?
«Certo, ho dichiarato di non sentirmi affatto fascista, anzi; ho solo evidenziato come un qualsiasi governo, anche il peggiore, possa, in vent’anni di lavoro fare qualcosa di buono ed è quasi fisiologico».
E gli italiani e il fascismo?
«Il fascismo è ordine e disciplina e già per questo siam tagliati fuori. Poi nel fascismo c’è una cultura della Patria che gli italiani non hanno, amiamo il Paese solo quando siamo all’estero. E ancora, non c’è nessuna comunanza in quanto siamo un popolo mite e di artisti, ben lontano dalla cinica volontà di potenza che non bada a niente».
Il suo sogno nel cassetto?
«Diventare nonno. Ho due figli di 14 e 19 anni e questa volontà mi garantisce una vita oltre i cento anni».
