Sessantanove infrastrutture portuali, oltre 11mila posti barca e una posizione geografica che la proietta nel cuore del Mediterraneo. La Puglia prova a trasformare il mare da risorsa naturale a leva industriale, candidandosi a guidare la crescita della nautica nel Mezzogiorno.
La sfida è passare dai numeri alle imprese, dagli approdi agli investimenti, rafforzando una filiera che può creare occupazione qualificata e conquistare maggiori spazi sui mercati internazionali. È il messaggio portato al Salone Nautico di Genova da Giuseppe Meo, presidente dello Snim-Salone Nautico di Puglia, presentando la 22esima edizione della manifestazione, in programma dal 22 al 26 ottobre al Marina di Brindisi. Ed è proprio Brindisi che punta a diventare il crocevia della strategia meridionale della nautica. Il 23 ottobre lo Snim ospiterà il primo Forum delle imprese nautiche del Mezzogiorno, chiamando allo stesso tavolo aziende di Puglia, Campania, Calabria, Basilicata e Sicilia insieme a Confindustria Nautica.
Non soltanto una vetrina commerciale, dunque, ma un confronto su infrastrutture, innovazione, formazione e accesso ai mercati. La Puglia parte da una rete portuale consistente. Ma il nodo è trasformare questa dotazione in un vantaggio competitivo. Avere porti e posti barca non basta se mancano servizi adeguati, investimenti e una politica industriale capace di accompagnare cantieri e imprese nella competizione internazionale.
Il mercato offre margini importanti. Nel 2025 le esportazioni italiane di imbarcazioni da diporto hanno raggiunto 4,39 miliardi di euro, in aumento del 2,6%. Una crescita alla quale anche il sistema produttivo pugliese punta ad agganciarsi, superando costi e difficoltà che penalizzano soprattutto le aziende meridionali nella partecipazione alle grandi manifestazioni internazionali. Il terreno è favorevole. Secondo il XIV Rapporto nazionale sull’economia del mare 2026, il Mezzogiorno produce il 34,2% del valore aggiunto diretto nazionale del comparto e concentra il 39,9% dell’occupazione.
Un peso economico che assegna alla Puglia una partita anche politica: fare sistema nel Sud per chiedere infrastrutture e strumenti capaci di sostenere la crescita delle imprese. “Abbiamo cantieri, imprese e competenze», sottolinea Meo. Il salto da compiere è metterli in rete e portarli sui mercati. Da Genova a Brindisi, quindi, la Puglia lancia la sua scommessa: non accontentarsi di essere una regione affacciata sul mare, ma diventare uno dei poli industriali della nautica italiana. Perché il mare produce ricchezza soltanto quando porti, imprese e investimenti navigano nella stessa direzione.
