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Trani al bivio: Galiano è a quattro giorni per salvare la sindacatura, ma all’orizzonte latitano serie alternative

Tra l’invito del Pd a ritirare le dimissioni e la pressione del centrodestra, la crisi politica nasconde il vuoto di idee e di direzione per la città

Trani al bivio: Galiano è a quattro giorni per salvare la sindacatura, ma all’orizzonte latitano serie alternative

Quattro giorni per decidere se tornare sui propri passi o lasciare che la crisi amministrativa apra una nuova fase per il Comune di Trani. Marco Galiano, sindaco dimissionario dal 25 settembre, lascerà eventualmente, alla scadenza del 15 ottobre rappresenta, una città non solo in crisi politica, ma abbandonata a tutti i suoi problemi. Un commissariamento porterebbe nell’immediato a nuove campagne elettorali dove il protagonista sarebbe il vuoto di proposte, così come gli ultimi anni sono stati segnati da un immobilismo che nei primi mesi di nuova amministrazione sembrava proseguire.

La vicenda politica segna inevitabilmente, anche nell’immediato futuro, l’instabilità della coalizione di centrosinistra. Una crisi nata dalle divisioni interne alla maggioranza, ma che solleva interrogativi più ampi sulla capacità della politica cittadina di costruire una visione condivisa e tradurla in risposte concrete.

Il Partito democratico ha invitato il primo cittadino a ritirare le dimissioni, riconoscendogli piena autonomia nelle scelte relative alle nomine nelle società partecipate e assicurandogli sostegno attraverso il confronto politico. Il segretario provinciale Lamacchia aveva rivolto a Galiano l’appello a «ritirare le dimissioni e tornare pienamente all’impegno assunto tre mesi fa con i cittadini». Il centrodestra, dal canto suo, solleva dubbi sulla possibilità che l’attuale maggioranza possa garantire continuità all’azione amministrativa.

Reazioni che in ogni caso fotografano una città sospesa tra il tentativo di ricomporre la frattura e il rischio di una nuova paralisi politica.

Una maggioranza nata fragile

La crisi riporta inevitabilmente l’attenzione sulla nascita dell’amministrazione Galiano. Il sindaco è stato eletto al ballottaggio con poco più del 50% dei voti, sostenuto da una coalizione composta da forze politiche e civiche diverse. Un risultato sufficiente a conquistare Palazzo di Città, ma che non ha impedito il rapido emergere di divergenze sugli equilibri interni e sulle scelte da compiere.

Alle divisioni sul dimensionamento scolastico si sono aggiunte quelle sulle nomine ai vertici di Amet e Stp, due società strategiche per la vita cittadina, rispettivamente nei settori dell’energia e del trasporto pubblico. La difficoltà di trovare una sintesi ha finito così per investire non soltanto una singola delibera, ma il rapporto tra il sindaco e una parte della sua stessa maggioranza.

Il rischio è che il confronto politico venga assorbito interamente dalla gestione degli equilibri tra partiti, lasciando sullo sfondo le priorità amministrative. Un rischio tanto più evidente in una città che avrebbe bisogno di interventi coordinati, obiettivi verificabili e tempi certi.

Dall’incuria al sottopasso: le domande che attendono risposte

La questione scolastica non è rimasta confinata al merito di una scelta organizzativa. È diventata il banco di prova di una maggioranza incapace, almeno in quella fase, di trovare una sintesi su una decisione amministrativa rilevante. Ma alle spalle è rimasto uno stato di incuria quotidiana tra sporcizia, marciapiedi divelti, alberi che cadono e mai messi in sicurezza dopo figuracce nazionali, centinaia di buche in strade dissestate e una cronica assenza di servizi essenziali. Mentre il dibattito politico ruota intorno alle dimissioni, Trani deve fare i conti con questioni quotidiane che incidono direttamente sulla qualità della vita dei residenti.

Tra i nodi più delicati c’è quello dei lavori al sottopasso ferroviario in corrispondenza del passaggio a livello di via Corato. I tempi di realizzazione e i disagi legati al cantiere pongono una questione che va oltre l’avanzamento dell’opera: quali alternative vengono garantite agli abitanti per raggiungere l’altra parte della città durante i lavori? Come vengono organizzati i collegamenti e quali misure sono previste per ridurre le difficoltà di chi deve spostarsi ogni giorno?

Sono domande che richiedono aggiornamenti puntuali, comunicazione efficace e soluzioni concrete. Il completamento di un’infrastruttura può richiedere tempi tecnici inevitabili; ciò che non può mancare è una gestione dei disagi che tenga conto delle esigenze dei residenti.

Lo stesso vale per l’incuria e la sporcizia segnalate in diverse aree urbane: temi sui quali servono programmazione, manutenzione e responsabilità chiare. Non è sufficiente indicare genericamente la necessità di migliorare la città. Occorre spiegare con quali risorse, attraverso quali interventi e in quali tempi si intenda farlo.

Il turismo non basta senza servizi e programmazione

C’è poi una questione più generale, che riguarda il modello di sviluppo della città. Trani dispone di un patrimonio storico, architettonico e paesaggistico capace di attrarre visitatori, ma il turismo, da solo, non può rappresentare una strategia completa. Per trasformare le presenze in ricchezza stabile servono strutture ricettive adeguate, servizi, trasporti efficienti, spazi per eventi e congressi e un sistema capace di sostenere le attività economiche durante tutto l’anno.

In questo senso è emersa l’incapacità di cogliere la pioggia di finanziamenti europei e fondi del Pnrr messi a disposizione dei Comuni: mentre realtà limitrofe, certamente non più importanti di Trani, hanno intercettato risorse storiche per trasformare le proprie infrastrutture, la macchina comunale tranese è rimasta a guardare al palo, collezionando un’occasione perduta dopo l’altra.

La promozione turistica deve quindi procedere insieme al miglioramento della vivibilità urbana, alla manutenzione e alla qualità dei servizi. Senza questa integrazione, il rischio è che le ambizioni restino sulla carta e che le opportunità economiche non producano benefici proporzionati per il territorio.

Anche la campagna elettorale avrebbe dovuto rappresentare l’occasione per confrontarsi su questi temi, attraverso programmi dettagliati e proposte misurabili. La crisi attuale rende ancora più urgente capire quali obiettivi condivida davvero la coalizione che ha vinto le elezioni e quale percorso intenda seguire per realizzarli.

L’opposizione e il problema dell’alternativa

Ma la difficoltà non riguarda soltanto chi governa. Il centrodestra ha criticato la tenuta della maggioranza e ne ha messo in discussione la capacità di assicurare continuità amministrativa. Resta però una domanda altrettanto importante: quali proposte alternative vengono messe sul tavolo per affrontare i problemi di Trani?

Un’opposizione credibile non può limitarsi a denunciare le contraddizioni degli avversari o a intervenire quando una crisi è già esplosa. Deve dimostrare di avere una propria idea di città, indicare priorità, proporre interventi realizzabili e spiegare come intende affrontare questioni come la pulizia urbana, la mobilità, i cantieri, i servizi e lo sviluppo economico.

La stessa richiesta di concretezza vale per la maggioranza. Il confronto tra le forze politiche è fisiologico, ma deve produrre decisioni e non trasformarsi in un ostacolo permanente all’azione amministrativa. Altrimenti, a prescindere da chi occupi Palazzo di Città, il risultato rischia di essere sempre lo stesso: una città costretta ad aspettare mentre la politica discute dei propri equilibri.

Quattro giorni per decidere, una città che non può aspettare

L’appello del Pd e le pressioni del centrodestra riportano ora la scelta nelle mani di Galiano. Il sindaco dovrà decidere se ritirare le dimissioni e tentare di ricostruire le condizioni politiche per proseguire il mandato, oppure confermare la rottura. Ma un eventuale passo indietro, da solo, non risolverebbe le ragioni che hanno portato alla crisi.

Servirebbero impegni verificabili, un metodo condiviso per assumere le decisioni e una maggiore chiarezza sulle priorità amministrative. Soprattutto, occorrerebbe spostare il baricentro del confronto dai rapporti di forza interni alla coalizione alle esigenze della comunità.

La vicenda di Trani, in fondo, non riguarda soltanto il destino politico di un sindaco eletto da pochi mesi. Interroga anche il rapporto tra rappresentanti e cittadini, tra promesse elettorali e risultati, tra la ricerca del consenso e la capacità di governare.

Qualunque sia la decisione di Galiano, la domanda destinata a restare è un’altra: chi ha un progetto concreto per Trani, oltre la crisi di Palazzo di Città?