Don Riccardo Agresti, promotore e responsabile del progetto diocesano “Senza sbarre”, è già tornato al lavoro, insieme con i detenuti ammessi al programma di reinserimento sociale.
Le fiamme di martedì hanno seriamente compromesso gli ulivi da cui si ottiene l’olio extravergine utilizzato per la lavorazione dei taralli prodotti negli antichi fabbricati della masseria San Vittore, ma il coriaceo sacerdote non è tipo da arrendersi e nemmeno i suoi ragazzi.
«Lo stato d’animo è sofferente – spiega don Agresti – È quello di chi costruisce qualcosa con tempo, pazienza e sacrificio e all’improvviso se le vede cancellate». È una pagina dolorosa che si aggiunge alle altre vissute dal sacerdote e dal percorso avviato nel 2016 per volontà del vescovo Luigi Mansi. Ma di fronte alle macerie la fede non vacilla, sorretta dalla certezza che la Provvidenza saprà toccare la generosità degli uomini. «Credo nella Provvidenza e in quanto potrà fare con qualcosa di eccezionale per questo luogo che è di tutti: se lo amiamo, stiamo amando noi stessi e la nostra società», sottolinea il sacerdote, richiamando ciascuno alla responsabilità concreta dei gesti.
«Parlare soltanto e non agire è un delitto – incalza don Agresti – Martedì, appena si è sparsa la notizia, mi hanno chiamato in tanti, a cominciare dal vescovo e da diverse autorità. Non solleciterò nessuno, ma sono convinto che la Provvidenza muoverà la sensibilità del cuore di molte persone che così potranno restituire qualcosa a questa terra in cui coltiviamo la speranza».
Resta tuttavia il nodo sulle cause del rogo, che prima di lambire la masseria ha divorato diversi appezzamenti limitrofi. Il sacerdote non nasconde le proprie perplessità sulla risposta delle istituzioni e sulle modalità dei soccorsi. «Ho chiesto ai Vigili del fuoco la natura dell’incendio, ma c’è stata una risposta evasiva – spiega – Pur riconoscendo la dedizione del personale, ho constatato interventi molto lenti, forse dovuti alla concomitanza di altri roghi sul territorio. Con un maggior coordinamento si potevano evitare questi danni, ma con i “se” non si costruisce nulla».
Il dubbio sull’origine dolosa rimane uno spettro sullo sfondo. «Non posso escludere che ci sia chi ci vuole male – conclude don Agresti – Mi sono domandato come sia potuto accadere: posso solo dire che ci sono elementi che non coincidono. Ma di fronte a queste tempeste la speranza deve prevalere su ogni silenzio. Il nostro impegno è ricostruire tutto, rendendo questo fortino della speranza ancora più forte e pieno di gioia».
