«Questa è la risposta dello Stato che aspettavamo». Con queste parole cariche di dolore e sollievo, Maria Marzocca commenta l’esecuzione degli arresti per l’omicidio del figlio, Francesco Diviesti, il 26enne di Barletta ucciso lo scorso anno al termine di una vicenda che gli inquirenti inquadrano in un contesto di violenza e criminalità organizzata.
La donna, intervenuta dopo i provvedimenti restrittivi eseguiti nell’ambito dell’inchiesta coordinata dalla Direzione distrettuale antimafia di Bari con il supporto della Procura speciale anti corruzione di Tirana ed Eurojust, parla di un passaggio atteso da tempo dalla famiglia. «Per noi è una grande soddisfazione – afferma – perché conferma ciò che avevamo già capito: quelle persone sono pericolose».
Il racconto
Secondo quanto riferito, il giovane non aveva precedenti penali. Lavorava nel negozio del padre come parrucchiere e conduceva una vita regolare. «Non andava in giro la notte – sottolinea la madre – ma aveva frequentazioni che non mi piacevano e su questo abbiamo discusso. Il ruolo di genitore è complesso, ma non potevamo immaginare una fine così».
Nel suo racconto emerge anche la consapevolezza del clima di paura che avrebbe circondato la vicenda. «Ho avuto paura, come gli amici di Francesco, ma non potevo fermarmi: mi hanno strappato la pelle e il cuore», dice con parole che restituiscono la dimensione umana di una ferita ancora aperta.
Gli arresti, tuttavia, non rappresentano per la famiglia un punto di arrivo. «È solo l’inizio – aggiunge la madre – e ringraziamo le forze dell’ordine a cui abbiamo sempre creduto».
