Dalla cattura nelle campagne di Noicattaro alla nuova libertà, con un dispositivo al collo che permetterà agli esperti di seguirne gli spostamenti. È terminata nelle scorse ore la permanenza al Centro faunistico di Bitetto per la giovane lupa catturata nella notte tra il 20 e il 21 settembre.
Dopo gli accertamenti sanitari e genetici, l’esemplare è stato restituito al suo ambiente naturale, ma continuerà a essere osservato a distanza attraverso un radiocollare. Il rilascio rappresenta un passaggio importante nell’attività di monitoraggio avviata nel Barese dopo due episodi che avevano suscitato forte preoccupazione.
La task force istituita per controllare la presenza dei lupi nella zona è composta da forze dell’ordine, esperti faunistici e personale sanitario. L’obiettivo è individuare gli esemplari presenti, ricostruirne gli spostamenti e comprendere meglio le dinamiche dei branchi che frequentano le campagne e le aree prossime ai centri abitati.
Il primo episodio risale a qualche tempo fa e aveva coinvolto una bambina di sei anni all’interno del parco comunale di Noicattaro. Il secondo, avvenuto il 15 agosto, aveva avuto come vittima un altro bambino. In quest’ultimo caso, le successive analisi genetiche avevano consentito di attribuire con certezza l’aggressione a un lupo. Da qui l’intensificazione delle attività di controllo e la ricerca degli animali presenti nell’area.
La giovane lupa catturata a settembre è stata sottoposta a una serie di verifiche durante la permanenza nella struttura di Bitetto. Gli esami effettuati hanno escluso che fosse l’esemplare responsabile degli episodi di aggressione. Non è però esclusa la possibilità che appartenga allo stesso branco dal quale proveniva il lupo identificato attraverso le analisi genetiche. Proprio per questo il ritorno in natura non coincide con la fine dell’osservazione.
Il radiocollare consentirà infatti agli specialisti di registrare gli spostamenti dell’animale e di raccogliere informazioni utili sulla sua area di attività. Un sistema che permetterà di comprendere se la lupa resterà nelle campagne circostanti o se, come accade per questi animali, attraverserà un territorio molto più ampio. La mobilità dei lupi rappresenta infatti uno degli elementi che rendono particolarmente complesso il lavoro degli esperti. Gli animali possono percorrere distanze considerevoli, spostandosi tra aree rurali, zone boschive e territori appartenenti a diversi comuni.
Il monitoraggio della giovane lupa potrà dunque fornire nuovi elementi anche sulla presenza dei branchi nel Barese, contribuendo a ricostruire rotte, abitudini e aree frequentate. Per gli esperti sarà una sorta di finestra aperta sulla vita dell’animale in libertà: seguirne gli spostamenti significa poter accumulare dati senza interferire con il suo comportamento naturale. Dopo settimane segnate dalla paura per gli episodi registrati nel territorio, la lupa è così tornata nel suo habitat. La sua presenza, questa volta, sarà però accompagnata da un controllo discreto e costante, affidato alla tecnologia e al lavoro degli specialisti.
