Cosa succede quando decidiamo di affrontare ciò che normalmente preferiamo evitare? È questa la domanda al centro del TEDx Bari 2026, andato in scena sabato 10 ottobre al Teatro Piccinni. “Cose che non si possono dire, vedere, sentire” è il titolo di un’edizione costruita attorno al concetto di soglia: quel confine tra ciò che conosciamo e ciò che siamo disposti a mettere in discussione.
Condotta da Mauro Pulpito, la serata ha alternato riflessioni scientifiche, esperienze personali, satira e performance artistiche, attraversando temi come le disuguaglianze, la libertà di espressione, la disabilità, le relazioni e l’innovazione.
Gabriella Greison, quando l’apparenza conta più della scienza
Ad aprire gli interventi è stata Gabriella Greison, fisica e divulgatrice scientifica, che ha raccontato una vicenda personale diventata un caso mediatico. Un video che la ritraeva con una scollatura, prima di un intervento pubblico, aveva attirato l’attenzione dei social, scatenando commenti concentrati quasi esclusivamente sul suo aspetto fisico anziché sui contenuti scientifici.
Una vicenda che, come ha raccontato, è arrivata persino sulle pagine del Times e le ha procurato proposte pubblicitarie, tra cui quella per un prodotto di igiene dentale. Un’attenzione mediatica che nulla aveva a che vedere con la sua attività di divulgatrice.
Da qui la riflessione su una società nella quale l’aspetto fisico di una donna riesce ancora a prevalere sulle sue competenze, persino quando si tratta di una professionista del mondo scientifico.
Alessandro Sahebi, l’intelligenza artificiale e il dubbio sulla nostra realtà
Alessandro Sahebi ha affrontato il rapporto tra intelligenza artificiale ed esseri umani, partendo da alcuni esperimenti nei quali modelli avanzati di IA hanno manifestato comportamenti finalizzati a evitare la propria disattivazione.
Tra gli esempi citati, anche un esperimento condotto da Anthropic, che ha sollevato interrogativi sui comportamenti dei sistemi artificiali e sui limiti del controllo umano.
Da qui il passaggio a una riflessione filosofica: se l’uomo è oggi in grado di creare forme di intelligenza artificiale sempre più sofisticate, cosa esclude che anche la nostra realtà possa essere stata creata da un’intelligenza superiore? Un parallelismo tra il concetto di Dio, l’intelligenza artificiale e l’ipotesi di vivere all’interno di una simulazione.
Paolo Colombo e Alexander von Humboldt: quando la storia dimentica i suoi protagonisti
Paolo Colombo ha riportato al centro dell’attenzione la figura di Alexander von Humboldt, naturalista ed esploratore tedesco, considerato uno degli scienziati più importanti del suo tempo.
Alla sua morte, nel 1859, Humboldt era una figura di fama internazionale. Le sue osservazioni sulla natura avevano influenzato anche Charles Darwin e anticipato alcuni dei principi fondamentali del pensiero ambientalista moderno.
Eppure, nonostante la sua importanza, il suo nome è progressivamente scomparso dalla memoria collettiva. Colombo ha collegato questo oblio anche alla scomodità delle sue idee, che mettevano in discussione un modello di sviluppo industriale poco attento alle conseguenze sull’ambiente.
Una riflessione che porta a interrogarsi non soltanto su ciò che la storia racconta, ma anche su chi decide cosa meriti di essere tramandato e cosa, invece, possa essere dimenticato.
Daniele Fabbri e i confini della satira
Daniele Fabbri ha iniziato il suo sketch prendendo spunto dal paradosso di trovarsi sul palco di un evento intitolato «Cose che non si possono dire, vedere, sentire» e di aver ricevuto indicazioni su cosa sarebbe stato meglio evitare.
In particolare, le espressioni blasfeme, che il comico ha scelto di sostituire con un occhiolino, lasciando al pubblico il compito di immaginare le parole mancanti.
Tra battute dissacranti e provocazioni, Fabbri ha così lavorato sul concetto stesso di soglia. Nel corso dell’intervento ha ricordato anche la vicenda della querela di Giorgia Meloni per una battuta pronunciata nel suo podcast, mettendo alla prova, attraverso la satira, i confini di ciò che si può dire.
Gianfranco Berardi, dalla cecità al teatro: imparare a guardare oltre le apparenze
Gianfranco Berardi, attore e regista non vedente, ha raccontato la scoperta della malattia che gli avrebbe cambiato la vita: l’atrofia ottica di Leber.
Cresciuto in una famiglia umile, ha ricordato il momento della diagnosi, con il padre che non comprendeva l’inglese parlato dal medico, e il difficile periodo di isolamento seguito alla perdita della vista.
La svolta è arrivata grazie a un laboratorio teatrale raggiunto attraverso i servizi sociali, ironicamente chiamati «SS». Lì ha scoperto una passione che gli ha permesso di esprimere la propria creatività e trasformare la sua esperienza in arte.
Da questa storia nasce anche la sua riflessione sulla società contemporanea, ossessionata dall’apparenza, dai selfie e dal desiderio di suscitare l’invidia degli altri. La perdita della vista lo ha portato a comprendere quanto queste forme di riconoscimento siano superficiali e incapaci, da sole, di arricchire davvero una persona.
Michele Boldrin e l’intelligenza artificiale: verso una disuguaglianza più meritocratica?
L’economista Michele Boldrin ha spiegato che l’intelligenza artificiale favorirà soprattutto chi ha un alto rendimento cognitivo: chi possiede capacità intellettive più elevate potrà sfruttare meglio questi strumenti, ampliando il divario con chi non parte dallo stesso livello.
La soglia, ha spiegato, sarà determinata dalla politica, chiamata a decidere fino a che punto queste disuguaglianze potranno crescere e come governarle.
Il risultato potrebbe essere una società più diseguale, ma con una disuguaglianza sempre più legata al merito e alle capacità individuali: una disuguaglianza, in questo senso, più meritocratica.
Eggs Out e le regole di coppia: perché dovrebbe esistere un solo modo di stare insieme?
La coppia ha raccontato la propria esperienza e il tentativo di definire regole proprie invece di adottare schemi predefiniti. Al centro, il dialogo e il consenso: l’idea che la libertà di coppia non sia assenza di regole, ma la possibilità di sceglierle insieme.
GEA e la canzone nata dalle parole del pubblico
Agli spettatori era stata data una tela su cui scrivere pensieri e frasi legate al tema della serata. Da quelle parole GEA ha improvvisato una canzone dal vivo, trasformando pensieri non detti in un racconto collettivo. Per qualche minuto, il pubblico è diventato coautore della performance.
Monica Calcagni e i medici che non ascoltano
La ginecologa ha raccontato la storia di «Anna», nome di fantasia utilizzato per tutelare la privacy di una paziente. Per anni la donna si era sentita rispondere che i suoi problemi fossero legati allo stress, fino a quando una visita ginecologica approfondita ha fatto emergere una patologia reale.
Da qui la riflessione di Calcagni: nonostante i progressi della tecnologia, il medico deve anche e soprattutto saper ascoltare. Una capacità alla quale non sempre viene dedicata sufficiente attenzione durante la formazione, ma fondamentale per aiutare la scienza a individuare ciò che non funziona. L’ascolto non è un elemento accessorio: è parte integrante della cura.
Immanuel Casto e le cose che abbiamo paura di dire sul posto di lavoro
Immanuel Casto ha affrontato il tema delle difficoltà che incontriamo nell’ammettere i nostri limiti, soprattutto in ambito lavorativo. Dire «non ho capito», «ho bisogno di aiuto» oppure «non so fare questa cosa» può sembrare un’ammissione di debolezza o incompetenza, tanto da spingerci a fingere di sapere anche quando non è così.
Eppure, riconoscere ciò che non sappiamo può diventare un punto di forza, il primo passo per imparare, migliorare e collaborare con gli altri.
La musica e le performance a completare la serata
Ad accompagnare gli interventi sono state anche le esibizioni dell’Orchestra Mancina di Graziana De Mola e della Bandita Officina del Ritmo. Performance che hanno portato sul palco altri linguaggi espressivi, affiancando alle parole dei relatori la musica, il ritmo e la comunicazione attraverso i gesti.
Una serata nella quale il concetto di soglia ha assunto significati differenti, dalla libertà di espressione alle capacità individuali, fino ai limiti che imponiamo a noi stessi.
