Il Piano Urbanistico Generale di Bari molto probabilmente non vedrà la luce entro quest’anno. Sono più di 15 anni che si parla del nuovo strumento urbanistico che dovrebbe sostituire il famoso Piano Quaroni, del 1976 e tuttora vigente, ma l’iter non si è ancora concluso, anche perché sono intervenute una serie di norme, una per tutte il Pptr e ci sono stati una serie di interventi, vedi Piano casa, che hanno mutato radicalmente il quadro su cui i tecnici avevano iniziato a lavorare.
Ora, dopo l’approvazione in giunta del documento di Indirizzo, il 9 aprile scorso, si è svolto il confronto nei 5 municipi e in queste ultime settimane con i professionisti e tecnici, che poi quel piano realizzeranno. Un confronto che coinvolge anche gli architetti. Mara Cornacchia è componente dell’Ordine degli Architetti di Bari con Delega alle politiche urbane e territoriali.
Architetto questa volta si arriverà all’approvazione del Pug in consiglio comunale?
«Hanno fatto un lavoro di ricognizione e di armonizzazione dei vari elaborati che nel corso degli anni sono stati prodotti dal gruppo. Si sono trovati spesso con una normativa che in qualche modo faceva diventare superato quello che veniva prodotto».
Per esempio adeguarlo al PPTR (Piano Paesaggistico Territoriale Regionale), o alle situazioni conseguenti ai lavori realizzati con i fondi del Pnrr.
«Alcuni interventi hanno stravolto uno stato delle cose in maniera anche molto incisiva e tutta questa armonizzazione è contenuta negli elaborati che ci sono stati sottoposti».
C’è stato anche un Piano Casa che su Bari ha significato un milione e mezzo se di metri cubi di edilizia residenziale. Non è semplice intervenire, non crede?
«Non è facile, sicuramente la strumentazione anche digitale di cui il Comune di Bari è dotato consente in qualche modo di governare questa criticità. Sicuramente stanno cercando di disciplinare e andare verso una graduale riduzione del carico urbanistico previsto dal precedente piano, anche in virtù di questi di questi cambiamenti e di questi aumenti che non sono stati governati e controllati dal piano stesso, anche perché erano tutti in deroga rispetto gli strumenti urbanistici vigenti. Però bisogna riconoscere al Comune di Bari che è uno dei pochi che ha ha tenuto il registro annuale che il Piano casa imponeva e questo ha consentito al Comune di avere contezza di quanto accadeva. Bisogna riconoscere che la pianificazione urbanistica è un argomento scomodo, perché benché si parta dal fatto che deve essere democratica, alla fine la voce grossa non la fa la signora Maria che lamenta il fatto che non ha il giardino sotto casa, sono più i poteri forti che riescono in qualche modo a far sentire maggiormente la loro voce e di conseguenza, quando si toccano un po’ gli interessi economici, ci potrebbe essere un principio di rallentamento. Credo che attraverso una capillare attività di di comunicazione e di partecipazione coinvolgendo le diverse associazioni di categoria, noi professionisti che attueremo questo strumento e le parti economiche in gioco, si potrà giungere al risultato. Delle criticità ancora ci sono e presenteremo le nostre osservazioni in un ulteriore incontro, per focalizzare l’attenzione su questo strumento dello spostamento volumetrico».
Quali sono le due o tre criticità più evidenti?
«Una immediata è l’estensione dei comparti, delle maglie di intervento. Il che che presuppone, raccordare numerosi privati. È difficile riuscire a mettere intorno a un tavolo per redigere un piano di lottizzazione con queste caratteristiche così tanti proprietari. Oggi il tema è quello di costruire sul costruito prevalentemente e quindi capire quali sono quelle maglie che necessitano di un immediato intervento perché in realtà lì dobbiamo portare opere pubbliche, come dire, spazi pubblici per essere vissuti parallelamente all’opera privata. L’azione del Pnrr ha garantito una forte componente pubblica oggi presente sul tessuto urbano».
Lei diceva costruire sul costruito, ma questo anche perché poi i palazzi crollano, come abbiamo visto a Bari?
«Il parco immobiliare sia pubblico che privato deve essere assolutamente mappato. Ora, al netto della mappatura che hanno fatto per l’attuazione della legge regionale 14 del 2008, sulla qualità dell’architettura per valorizzare e preservare l’architettura moderna (i 200 edifici di pregio, ndr) però va fatta anche una mappatura di quelli che sono gli immobili che bisogna completamente sostituire non solo in termini strutturali che poi è quello che è più critico, ma anche in termini di efficientamento energetico».
