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Muffa in cella, 4 educatori per 400 reclusi e agenti sotto organico: il grido d’allarme dal carcere di Bari

I dati del dossier dell’Alleanza per l’articolo 27 della Costituzione dopo l’ispezione: 436 detenuti stipati in una struttura che potrebbe ospitarne al massimo 293

Muffa in cella, 4 educatori per 400 reclusi e agenti sotto organico: il grido d’allarme dal carcere di Bari

Ben 143 persone oltre il limite consentito, mura logorate dall’umidità e servizi ridotti all’osso per la drammatica carenza di personale. È una fotografia impietosa, che restituisce l’immagine di un’emergenza cronica, quella scattata all’interno del carcere di Bari dalla delegazione dell’Alleanza per l’articolo 27 della Costituzione.

La visita ispettiva nel penitenziario del capoluogo pugliese si è svolta nell’ambito di una mobilitazione nazionale che ha coinvolto contemporaneamente decine di istituti di pena in tutta Italia. La delegazione – composta da rappresentanti dell’associazione Antigone, di Regione Puglia, Comune di Bari, Cgil, Libera, Associazione Nazionale Magistrati (Anm) e Università degli Studi di Bari – ha incontrato i vertici della direzione, gli agenti di polizia penitenziaria, l’area educativa, gli operatori sanitari e le persone recluse.

I numeri del sovraffollamento e il deserto organico

I dati raccolti durante il sopralluogo evidenziano uno scostamento critico rispetto ai parametri di dignità della detenzione previsti dalla Costituzione:

  • Il sovraffollamento: A fronte di una capienza regolamentare fissata a 293 posti, i detenuti attualmente ristretti nella struttura barese sono ben 436.
  • La carenza di organico: La Polizia Penitenziaria lavora costantemente sotto organico, mentre l’intera area rieducativa è affidata a soli quattro educatori, un numero del tutto insufficiente a gestire i percorsi di reinserimento di oltre quattrocento persone.
  • Sanità al collasso: Si registra una drammatica carenza di medici, psicologi e assistenti sociali.

Viaggio nelle sezioni

La delegazione ha potuto ispezionare da vicino la prima sezione, dove sono ristretti i detenuti appartenenti al circuito della media sicurezza. Se da un lato le celle sono risultate pulite, provviste di docce e acqua calda, dall’altro mostrano tutti i segni del tempo: le pareti di quasi tutti i locali sono infatti pesantemente intaccate da umidità e muffe. A questo si aggiunge la totale assenza di uno spazio comune per la socialità all’interno del reparto.

Particolarmente delicata è apparsa la situazione del reparto Sai (Servizio di assistenza intensificato), una struttura che ospita sei detenuti con disabilità e garantisce assistenza sanitaria specialistica a pazienti provenienti da vari istituti penitenziari della Puglia e del Mezzogiorno. Anche in questo reparto blindato – dove i detenuti trascorrono in media sette ore fuori dalla stanza in regime di “celle chiuse” – si sconta la carenza di personale medico e terapeutico, a fronte di bisogni altissimi, come dimostrano anche i cento detenuti attualmente in carico al Serd per le terapie sostitutive.

Le attività estive come argine alle tensioni

Nonostante le enormi difficoltà strutturali e di personale, l’ispezione ha comunque documentato lo sforzo della direzione e del terzo settore per mantenere attivi i percorsi trattamentali anche durante la delicata stagione estiva.

In questi mesi caldi, in cui la convivenza forzata rischia di esasperare gli animi, l’istituto garantisce il funzionamento di alcuni sportelli di ascolto, attività di animazione, l’accesso alle biblioteche interne, laboratori di educazione musicale e momenti di svago come il karaoke. Servizi minimi che provano a rendere meno amaro il tempo sospeso della pena, in attesa di interventi strutturali non più rimandabili da parte del Ministero della Giustizia.