Sono diversi i casi trattati nel corso dell’estate 2026 nel Centro ustioni del Policlinico di Bari. Svariate anche le cause: dall’alcol versato sul barbecue per ravvivare la fiamma alle sterpaglie bruciate in campagna, dai liquori preparati in casa utilizzando sostanze altamente infiammabili agli incidenti stradali con l’incendio del carburante, dalle esplosioni di bombole di gas agli infortuni sul lavoro provocati da sostanze caustiche. C’è stato anche un caso di ustioni per un trattamento rituale.
Si tratta, spiega il direttore del Centro ustioni dell’azienda ospedaliero universitaria barese, Giulio Maggio, di «incidenti molto diversi tra loro, ma spesso accomunati dalla sottovalutazione del rischio». Il Centro pugliese ha accolto pazienti di ogni età provenienti anche da Calabria e Molise, oltre a turisti.
Tra i casi più complessi ci sono stati gli incidenti stradali con l’incendio del carburante, con pazienti che presentavano contemporaneamente ustioni estese, fratture e altri traumi e che hanno richiesto una presa in carico multidisciplinare, ma anche esplosioni di bombole di gas in abitazioni o strutture ricettive e gli incidenti sul lavoro, con ustioni chimiche o da incendio di prodotti infiammabili.
«Non sono mancati poi episodi meno frequenti ma altrettanto gravi», spiega Maggio, raccontando di «pazienti con ustioni provocate durante trattamenti estetici domestici, come l’utilizzo improprio della ceretta, e anche il caso di una donna rimasta gravemente ustionata durante un rito di purificazione che prevedeva l’impiego sul corpo di sostanze a base alcolica. In quel caso – riferisce – le ustioni hanno interessato fino all’80 per cento della superficie corporea».
Maggio evidenzia che «nonostante la gravità dei casi trattati, non c’è stato nessun decesso presso il Centro ustioni».
Per Antonio Sanguedolce, direttore generale del Policlinico di Bari, «la capacità di garantire tutte queste fasi al Policlinico di Bari testimonia l’elevato livello di specializzazione raggiunto dal nostro Centro ed è il risultato dell’integrazione tra competenze e professionalità diverse, indispensabile nella presa in carico dei pazienti più complessi».
