Una paga effettiva compresa, secondo la Procura, tra i 2 e i 5 euro l’ora, a fronte dei 9,19 euro indicati come parametro del contratto collettivo applicabile. E, soprattutto, la presunta restituzione di una parte di quanto formalmente versato.
È questo il cuore dell’inchiesta della Procura di Bari sulla Gruppo Ideazione srl, per la quale il pubblico ministero Giuseppe Dentamaro ha notificato l’avviso di conclusione delle indagini. Nel procedimento risultano indagati Christian Calabrese, legale rappresentante della società, Giovanni Paolino, Oriana Medolla e Amedeo Francesco Persi, consulente del lavoro.
Alla società viene contestato anche un illecito amministrativo previsto dalla normativa sulla responsabilità degli enti. L’ipotesi accusatoria descrive un meccanismo organizzato con compiti differenti. Calabrese sarebbe stato, secondo la Procura, il promotore e organizzatore del sodalizio e avrebbe stabilito le condizioni economiche applicate ai lavoratori.
Paolino avrebbe reclutato i bagnini, organizzato la loro presenza e annotato le ore effettivamente svolte. Medolla avrebbe curato una contabilità parallela delle prestazioni e delle differenze tra quanto dovuto e quanto realmente corrisposto. Persi, infine, avrebbe trasformato quelle indicazioni in una documentazione formalmente regolare, comprese buste paga e Libro unico del lavoro. Nel secondo capo d’imputazione vengono indicati dieci lavoratori.
Per l’accusa sarebbero stati impiegati in condizioni di sfruttamento, anche attraverso la violazione delle norme sul riposo settimanale. La Procura sostiene inoltre che le somme risultanti dalle buste paga, proprio per dare una parvenza di regolarità ai rapporti, sarebbero state in parte restituite dai lavoratori. Tra gli elementi raccolti figurano numerose intercettazioni telefoniche e una serie di comunicazioni telematiche, comprese conversazioni WhatsApp.
Nell’avviso il pm individua anche specifiche registrazioni ritenute utili all’inchiesta, relative ai rapporti tra gli indagati e alcuni lavoratori. Con la chiusura delle indagini si apre ora una fase decisiva per le difese. Gli interessati potranno esaminare e ottenere copia degli atti, depositare memorie e documenti, chiedere ulteriori accertamenti investigativi, rendere dichiarazioni o chiedere di essere interrogati. Il termine indicato nell’avviso è di venti giorni dalla ricezione. L’atto, va ricordato, fotografa la posizione della Procura al termine delle indagini preliminari: le contestazioni dovranno essere sottoposte alle successive valutazioni dell’autorità giudiziaria e gli indagati restano presunti innocenti fino a un eventuale accertamento definitivo di responsabilità.
