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Gesumino nasce nell’ospedale di Monopoli-Fasano, la casa della mamma fu abbattuta per far spazio alla struttura

La madre del neonato abitava nella casa demolita per realizzare il nuovo ospedale dove dopo anni è tornata per partorire

Gesumino nasce nell’ospedale di Monopoli-Fasano, la casa della mamma fu abbattuta per far spazio alla struttura

Ci sono storie che sembrano chiudere un cerchio. Quella di Rachele Caramia e del piccolo Gesumino è una di queste. Il bambino è nato nel nuovo ospedale Monopoli-Fasano, proprio sul terreno dove un tempo sorgeva la casa in cui sua madre è nata, cresciuta e vissuta con la famiglia prima dell’esproprio necessario alla realizzazione del presidio sanitario.

Quando quell’abitazione fu abbattuta, lasciare quelle stanze cariche di ricordi fu un momento difficile. Rachele e i suoi familiari salutarono la loro casa con commozione, consapevoli però che quel sacrificio avrebbe consentito la costruzione di un’opera destinata a migliorare l’assistenza sanitaria per un intero territorio.

Oggi, a distanza di anni, la vita ha riportato Rachele esattamente in quel luogo, ma in una veste completamente diversa: non più come residente costretta ad andare via, bensì come mamma pronta ad accogliere suo figlio. Un ritorno carico di emozioni che la donna ha voluto condividere attraverso una fotografia scattata insieme al piccolo Gesumino, accompagnata da un messaggio ricco di gratitudine e significato.

Nel suo racconto ha ricordato la casa perduta e le emozioni provate entrando nel reparto di Ostetricia e Ginecologia, sorto proprio dove un tempo si trovava la sua abitazione. Ha definito il nuovo ospedale “una casa di cura per tutti”, sottolineando come quel luogo, nato da una rinuncia personale, rappresenti oggi un presidio di speranza per migliaia di famiglie.

Parole di riconoscenza sono state rivolte anche a medici, ostetriche, infermieri e a tutto il personale sanitario, ringraziati per la professionalità, la disponibilità e l’umanità dimostrate durante il parto. Gesumino è venuto alla luce con qualche settimana di anticipo rispetto alla data prevista. Quasi avesse fretta di scrivere il primo capitolo di una storia che unisce memoria, sacrificio e rinascita. Una vicenda dal forte valore simbolico, capace di raccontare come un luogo segnato da un addio possa trasformarsi nel teatro di un nuovo inizio, regalando alla comunità un’immagine che parla di futuro e speranza.