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Banca Popolare di Bari, la Regione chiede un risarcimento di 1 milione di euro

Banca Popolare di Bari, la Regione chiede un risarcimento di 1 milione di euro

Nuovo passaggio giudiziario nel procedimento sul crac della Banca Popolare di Bari, oggi al centro del processo che vede imputati Marco Jacobini, ex presidente dell’istituto, e il fratello Gianluca, ex vicedirettore generale.

La richiesta della Regione

Nell’udienza odierna la Regione Puglia ha formalizzato una richiesta di risarcimento danni da un milione di euro, oltre a una provvisionale immediatamente esecutiva da 100 mila euro, costituendosi parte civile. Secondo l’accusa, i due ex vertici sarebbero responsabili di falso in bilancio e ostacolo all’attività di vigilanza in relazione alla gestione della banca fino al commissariamento disposto da Banca d’Italia nel 2019, evento che segnò uno dei più rilevanti casi di crisi bancaria del Mezzogiorno. In aula, i legali della Regione hanno descritto la gestione dell’istituto come un sistema artificioso, basato su pratiche contabili distorte. Nel corso dell’udienza è stata evocata l’immagine di una conduzione aziendale fondata su meccanismi di alterazione dei dati finanziari, tali da mascherare la reale condizione dell’istituto e consentire nel tempo una rappresentazione non veritiera dei crediti.

Il modus operandi

Al centro del processo vi è proprio la ricostruzione delle modalità con cui, secondo l’impianto accusatorio, sarebbero stati gestiti e presentati i bilanci, con effetti che avrebbero inciso sulla fiducia del mercato e sulla posizione di migliaia di risparmiatori. Una vicenda che ha generato un ampio fronte di parti civili, tra cui centinaia di azionisti e correntisti, che hanno chiesto il ristoro delle somme investite o depositate, oltre al riconoscimento dei danni morali e patrimoniali.

Le richieste dell’accusa

La Procura di Bari ha già avanzato richieste di condanna pesanti: nove anni e sei mesi per Marco Jacobini e otto anni e tre mesi per Gianluca, nell’ambito di un quadro accusatorio che punta a ricostruire anni di gestione ritenuti opachi e caratterizzati da criticità nei controlli interni. La difesa degli imputati, affidata agli avvocati Guido Carlo Alleva, Giorgio Perroni, Roberto Sisto e Angelo Loizzi, ha respinto le contestazioni. Il processo entrerà nel vivo il 30 giugno, quando è prevista l’apertura delle arringhe difensive.

L’evoluzione della vicenda

Il commissariamento del 2019, disposto dall’autorità di vigilanza, segnò l’avvio della fase più critica per l’istituto, poi confluito nella Banca del Mezzogiorno. Da allora la vicenda giudiziaria ha assunto dimensioni sempre più ampie, coinvolgendo aspetti patrimoniali, contabili e di tutela del risparmio. Per la Regione Puglia, costituitasi formalmente nel procedimento, la richiesta economica rappresenta un tentativo di ristoro per il danno subito dall’immagine e dal sistema economico territoriale. Un passaggio che si inserisce in un contesto processuale complesso, dove accanto alle responsabilità individuali si intrecciano le posizioni di investitori e risparmiatori colpiti dal dissesto. Il tribunale tornerà a riunirsi a fine giugno per l’avvio della fase difensiva, che si preannuncia articolata e centrale per l’esito del processo.