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Consorzio Asi Bari, si dimette il presidente Di Cristo

Consorzio Asi Bari, si dimette il presidente Di Cristo

Ulteriori sviluppi nella vicenda relativa alla presunta falda inquinata a Molfetta. L’inchiesta conta 72 indagati, di cui 44 persone fisiche e 28 giuridiche tra imprenditori, società, dirigenti e funzionari del Consorzio Asi di Bari, del settore Ambiente della Città metropolitana di Bari e del Comune di Molfetta, tutti accusati a vario titolo di disastro ambientale colposo e scarico illecito di reflui industriali.
La novità riguarderebbe proprio i vertici dell’Area di sviluppo industriale, dove sul tavolo ci sono le dimissioni del presidente, Fabio Di Cristo.

La notizia, confermata da più fonti, non è stata ancora ufficializzata ma nel frattempo, ieri mattina, si è riunita l’assemblea dei soci, aggiornatasi però a mercoledì vista proprio la delicatezza della situazione anche a livello statutario. Se confermato, il passo indietro di Di Cristo, alla guida da appena un anno, si andrebbe ad aggiungere a quelle avvenute nei giorni scorsi da parte di Domenico Mariani, direttore generale del Consorzio e della società «Asi Spa» e di Pierluca Macchia, ex responsabile tecnico della stessa partecipata. Secondo quanto emerso dalle indagini, una falda acquifera sarebbe stata «consapevolmente» inquinata da chi ha scelto di risparmiare soldi, violando la legge e a scapito dell’ambiente, col sottosuolo impregnato di arsenico, zinco, cadmio, nichel, tutte sostanze «altamente pericolose e cancerogene».

Un disastro ambientale compiuto con l’utilizzo di pozzi disperdenti non autorizzati, che drenavano gli scarichi della zona industriale di Molfetta direttamente nella falda provocando un inquinamento che, a quanto pare, non potrà mai essere eliminato ma solo arginato. Sotto sequestro sono finiti beni per un valore complessivo di 150 milioni di euro. Si tratta di 17 aziende, parti di altre cinque imprese e 11 pozzi disperdenti di cui dieci abusivi che avrebbero dovuto compromettere l’equilibrio ambientale. L’inchiesta, chiamata «Acque sotterranee» è partita da un dato, ovvero dalla presenza di molteplici impianti nella zona industriale molfettese e poi si è sviluppata sulla qualità dello scarico che finisce direttamente nell’acqua di falda.

Le indagini della Capitaneria di porto si sono avvalse di video-ispezioni e campionamenti di tipo biologico, chimico e ingegneristico. I risultati avrebbero mostrato, stando a quanto affermato dal procuratore capo della Repubblica di Trani, Renato Nitti, uno sforamento dei limiti di sostanze fino a oltre 10mila volte rispetto alle concentrazioni di contaminazione stabilite per legge e perciò l’idea è che, tutta una serie di presidi da mettere in atto, in primo luogo dal Consorzio e dalle aziende, non fossero stati messi in essere consapevolmente, determinando un risparmio di spesa e rendendo conveniente investire lì ma con un danno ambientale non sanabile. Sono già partiti gli interrogatori di garanzia e, sulla vicenda, è intervenuta anche l’associazione degli imprenditori molfettesi, che ha chiesto risposte e garanzie sia dal Consorzio Asi, sia dalla Procura di Trani che indaga sulla vicenda.